Sono gli ultimi 50 giorni di una stagione vissuta pericolosamente. Iniziata tra mille sogni, altrettanti proclami, ma diventata fin da subito una specie di incubo. Dai discorsi sulla Champions alla lunga (e complicatissima) traversata nel deserto che dall’ultimo posto in classifica ha visto la Fiorentina penare come mai avrebbe immaginato per tornare ad esser padrona del proprio destino. Sempre, e comunque, sul filo del rasoio. Cinquanta giorni insomma. Da sabato 4 aprile a domenica 24 maggio e poi, chissà. Perché in mezzo a questo percorso a ostacoli i viola sono comunque riusciti a portare avanti anche il discorso Conference e allora perché smettere di immaginare qualcosa di bello proprio adesso che la squadra sembra funzionare (abbastanza) bene e che la finale di Lipsia (27 maggio) inizia ad assumere contorni almeno un po’ più concreti rispetto al miraggio al quale nessuno osava pensare soltanto qualche settimana fa.
Archiviata l’ultima sosta, per la banda di Paolo Vanoli è venuto il momento di abbassare la testa sul manubrio e di mettere sui pedali tutta la potenzia che le resta in corpo visto che da ora in avanti non ci sarà più tempo né modo di respirare. Un finale di stagione da vivere tutto d’un fiato insomma e dal cui esito, va da sé, dipenderà pure gran parte del futuro. Con un’unica certezza: tutto può ancora succedere. Nel bene, e nel male. In campionato, come in Conference. Per questo, il mister, avrà bisogno dell’intera rosa. Nessuno escluso. Basta pensare a quello che accadrà nelle prossime due settimane. Sabato il Verona, giovedì a Londra il quarto di finale d’andata col Crystal Palace, lunedì 13 la Lazio al Franchi, giovedì 16 il ritorno di Coppa e, lunedì 20, lo spareggio salvezza in casa del Lecce.
Venti giorni, cinque partite praticamente tutte da dentro o fuori, e un imperativo categorico assoluto: gestire al meglio uomini, forze e risorse. A quel punto, col verdetto europeo scritto e con una classifica che avrà contorni certamente più delineati, si potranno fare le prime valutazioni. Per il presente, e per il futuro. In gioco insomma, non c’è soltanto l’oggi. »Vietato pensare al domani», è l’ordine fatto filtrare più o meno direttamente in questi giorni dal Viola Park. Un input preciso, che si è tradotto per esempio nel congelamento di tutte le trattative (vedi Dodò) legate ai rinnovi.
Di certo, in questi 50 giorni, sono in tanti a giocarsi la conferma. Vale per i giocatori in prestito e in bilico nonostante gli obblighi di riscatto legati alla salvezza (Fabbian, Brescianini…), vale per tutti gli altri (o quasi) e vale, ovviamente, per l’allenatore. «Il 24 maggio sarà possibile valutare il mio lavoro» ha detto lo stesso Vanoli e sarà Paratici, che si è speso in primissima persona per tutelarlo il più possibile facendogli letteralmente da scudo, a prendere la decisione finale. Sia chiaro. Ciò non significa che nella testa del direttore sportivo non ci sia già un’idea abbastanza precisa ma da qua a parlare di contatti con altri allenatori o di conferme sicure in caso di salvezza e/o vittoria della Conference ce ne passa.
Diciamo che le valutazioni sono ovviamente già (ampiamente) iniziate ma che una riga definitiva sarà tirata soltanto a maggio. Nel frattempo, tutti quelli che sperano di far parte della nuova Fiorentina dovranno dimostrarlo coi fatti. Restano otto partite di campionato (Verona, Lazio, Lecce, Sassuolo, Roma, Genoa, Juventus e Atalanta, le due col Crystal Palace, e poi chissà. Presente, e futuro. Tutto in 50 giorni. Lo riporta il Corriere Fiorentino.
