Corriere Fiorentino: “Accertamenti su Commisso nel 2019 ma niente di rilevante. Da quei parenti si teneva alla larga”
Commisso ha un cognome ingombrante dunque finì subito sotto la lente degli investigatori
Quando Rocco Benito Commisso acquistò la Fiorentina e sbarcò a Firenze da New York, nel 2019, il suo cognome ingombrante non poteva non finire sotto la lente degli investigatori. In maniera discreta, senza far trapelare nulla, partirono i primi accertamenti anagrafici. Le sue origini, la sua vita oltreoceano, i suoi rapporti familiari, quelli noti e quelli meno noti.
Tra Firenze e Reggio Calabria i carabinieri iniziarono così gli approfondimenti su quel magnate italo-americano, sconosciuto fino ad allora, che partito con la famiglia dalla Calabria quando aveva appena 12 anni - in anni difficili in quel territorio anche per le faide mafiose in corso — aveva poi fatto fortuna negli Stati Uniti fondando nel 1995 Mediacom Communication Corporation, diventato il quinto maggiore fornitore di servizi via cavo negli Stati Uniti.
Gli accertamenti presero il via proprio dalla cittadina di origine del miliardario americano, quella Marina di Gioiosa Ionica che si trova sul tratto della costa calabrese della Locride conosciuto come Costa dei gelsomini. Il cognome Còmmisso (questo la pronuncia corretta e non Commìsso come veniva chiamato), molto diffuso in quella zona, non poteva sfuggire agli investigatori che anche solo superficialmente si occupano di ‘ndrangheta.
Non ci volle molto a scoprire che effettivamente c’era un cugino, emigrato in Canada, che faceva parte di una cosca ma non risultò nessun legame tra i due, nessun rapporto di Rocco con ambienti mafiosi, nè in Italia nè in America. Niente di niente. Così quegli accertamenti preliminari rimasero tali e non portarono neppure all’apertura di un fascicolo in Procura.
Non solo. Successivamente, nel corso di un’inchiesta della procura antimafia di Firenze sulla ‘ndrangheta tra la Toscana e l’Umbria, emerse un altro tassello che si aggiunse al quadro. Dalle intercettazioni su quell’indagine emerse che un Commisso parente di Rocco, attirato dalla notorietà del nuovo presidente della Fiorentina e soprattutto dalla sua larga disponibilità economica, provò ad avvicinarlo ma senza successo.
Da quei parenti «poco raccomandabili» Commisso si teneva alla larga. La conferma arriva dall’ultima informativa del Ros finita agli atti dell’inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria. In una conversazione intercettata nell’estate 2024 in un bar di Siderno, cittadina confinante con Marina di Gioiosa, Vincenzo Commisso, parlando con Frank Albanese — per gli inquirenti il reggente della cosca Commisso ad Albany, nello stato di New York, ora finito agli arresti a febbraio nell’ambito di un’operazione della Procura antimafia di Reggio Calabria contro la cosca Commisso di Siderno — dice di avere saputo che Rocco si recava in modo «clandestino» nella sua città di origine, rifiutando ogni contatto, temendo evidentemente di incontrare personaggi poco raccomandabili. «Sai cosa ha fatto lui? Lui a Gioiosa viene di notte, non vuole che...si guarda il suo e non vuole vedere nessuno. Viene di notte...me l’ha detto il sindaco di Gioiosa. Sai che fa? Lui viene, esce la notte, sta due-tre giorni lì a casa».
Uno degli obiettivi degli affiliati alla cosca è trovare il denaro da devolvere a sostegno dei detenuti. E anche di questo si parla nelle intercettazioni. Albanese e Vincenzo Commisso stimano il patrimonio di Rocco in sei miliardi di dollari e sognano che quel parente famoso possa devolvere alla loro causa i sui soldi. In tono ironico, dicono che bisognerebbe andare da lui a chiedere soldi: «Oh bello vedi che ci servono cento milioni in famiglia, che abbiamo un sacco di carcerati». Arrivano da soli alla conclusione: «Se glielo dicevi così se ne scappava». Lo riporta il Corriere Fiorentino.