Intanto, oggi Kean torna a casa oltrepassando il cancello che immette al Viola Park, lì dove c’è la base per fare quello che è chiamato a fare. Non da solo, ovviamente, ma con i compagni e per i compagni che lo stanno aspettando, in primis per rincuorarlo dicendogli bravo Moise ce l’hai messa tutta, poi per condividere le cose che sono state comuni fino a due domeniche fa, quando l’attaccante classe 2000 ha varcato un altro cancello (quello del Centro Tecnico di Coverciano), e vanno rimesse al centro dell’obiettivo. Con un’avvertenza come si usa fare con le cose preziose: Kean ha disputato due partite di fila in Nazionale e diventano quattro con quelle contro Rakow e Inter per un totale 306 minuti, che poche e pochi non sono considerato che in precedenza c’erano state due settimane di stop per curare e salvaguardare la tibia che con l’Udinese (al Franchi) in origine e con lo Jagiellonia (nel bis sgradito sempre a Firenze) ha ricevuto altrettanti traumi che penare ancora fanno, lui e la Fiorentina. La stessa tibia che va tutelata per tutelare il discorso di partenza.
E allora il ritorno al Viola Park, dopo aver usufruito del necessario giorno di riposo una volta rientrato (all’alba) da Sarajevo e quindi a Firenze nel pomeriggio senza passare dal centro sportivo, comincerà con un allenamento costruito apposta intorno alle sue esigenze a poco più quarant’otto ore dalla partita di Verona. Questo significa qualcosa? Sì, significa che la gestione di Moise non è terminata con il recupero dal Rakow in avanti e, anzi, è ora che va proseguita: il poker di impegni ravvicinati richiede un surplus d’attenzione, anche a costo di non esserci dall’inizio con l’Hellas per una naturale forma di prudenza se dovessero consigliarlo tutte le verifiche del caso tra oggi e domani. La salvezza della Fiorentina prima di tutto. Lo scrive il Corriere dello Sport.
