Corriere dello Sport sicuro: "Il patto con i senatori dietro il no di Gosens al Nottingham"
Gosens resta una figura di peso nello spogliatoio
C'è chi dice no. Come l'album di Vasco Rossi datato 1987. Robin Gosens sarebbe nato sette anni più tardi e quel no l'avrebbe pronunciato forte e chiaro la scorsa domenica, destinatario il Nottingham Forest, stroncando così una trattativa che sembrava destinata ad andare a dama in un batter d'occhio.
Il tedesco ha scelto di rimanere: troppo forte l'attaccamento ai colori viola, troppo grande il senso di responsabilità per il momento che sta vivendo la Fiorentina. Lui e gli altri senatori - De Gea, Dodo, Mandragora - hanno fatto un patto: portare la barca in porto, arrivare alla salvezza. Poi si vedrà. E così il rifiuto verso i riflettori del campionato più importante al mondo - e verso un salto in avanti rispetto alla realtà viola, vista anche la possibilità di giocare l'Europa League - è stato naturale.Il no al Nottingham arriva anche a seguito di un'altra prestazione grigia dello stesso Gosens a Napoli: non è di certo il suo miglior momento in viola, anzi, la sua traiettoria di carriera, a 31 anni, sembra in calo. Quello che un tempo era il tedesco volante, capace di arare la fascia sinistra in Italia e in Europa senza soluzione di continuità, ha abbassato fisiologicamente i giri del motore (emblematico il duello impari contro il 2006 Palestra di dieci giorni fa).
Nella seconda stagione a Firenze, condizionata dall'infortunio patito a fine ottobre, lesione di primo grado del retto femorale della coscia sinistra (due mesi di stop) il numero ventuno è parso spesso in difficoltà atletica, ma rimane una figura di peso soprattutto nelle dinamiche di spogliatoio. Uno dei più coinvolti, anche emotivamente, nella disastrosa annata dei viola. E dire che ad agosto poteva lasciare: lo ha ammesso l'ex ds Daniele Pradè, che ha settembre disse: «Abbiamo avuto un’offerta irrinunciabile per un giocatore di 30 anni, ma noi in questo gruppo puntiamo molto sugli uomini e lo abbiamo tenuto». L'offerta arrivava dall'Atalanta, club a cui il classe 1994 è legatissimo; il parere del calciatore sarebbe stato diverso in quel caso, a mettersi di traverso fu anche lo staff tecnico, Pioli in primis. In sei mesi è cambiato tutto, o quasi: la Fiorentina avrebbe anche aperto alla cessione di un over 30 che non sta dando il meglio di sé, una decisione cinica ma razionale per una società sportiva. Stavolta a dire no è stato il giocatore. Questione di cuore. E di responsabilità. Lo scrive il Corriere dello Sport.