L’ennesimo errore, l’ennesima valutazione sbagliata. Il mercato è fatto di azzardi, tutte le operazione hanno un certo margine di rischio, ma quanto fatto dalla Fiorentina con Gianluca Mancini, difensore classe 1996, è per certi versi inspiegabile. Tutta colpa del direttore generale Pantaleo Corvino, che ha aggiunto un’altra macchia a una carriera di luci e ombre: un anno fa, di questi tempi, decide di svendere un patrimonio del club, si libera senza troppi dubbi di uno dei prodotti migliori del settore giovanile viola e uno dei migliori centrali (merce rara di questi tempi) in prospettiva del calcio italiano. Solo per una ragione di soldi.

COLPO ATALANTA – Per capire cosa è successo dobbiamo riavvolgere il nastro al 2015. Mancini lascia la Primavera della Fiorentina per il Perugia, con la formula del prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Nell’estate 2016 Corvino sceglie di non spendere circa 150 mila euro per riportare Mancini a Firenze, che resta così a Perugia. Una decisione discutibile, visto che sette mesi dopo l’Atalanta lo acquista per meno di 1,5 mezzo di euro, lasciandolo fino a fine maggio a continuare la crescita in B.

NUOVO CALDARA – Dal primo luglio Mancini sarà a disposizione di Gasperini, che ha tutta l’intenzione di dargli una maglia da titolare. I resoconti arrivati dagli scout del club bergamasco sul suo tavolo sono convincenti, l’Atalanta si fida di lui e lo considera il nuovo Caldara. Forse è presto per etichettarlo come l’erede del prossimo giocatore della Juventus, ma una riflessione è d’obbligo: meglio spendere 150 mila euro per riportare a casa un giovane di belle prospettive o meglio investire oltre 5 milioni di euro per Milenkovic del Partizan, un potenziale talento che ha ancora tanto da dimostrare? La risposta sembra scontata.

Fonte: Calciomercato.com

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