2 Marzo 2021 · 21:58
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CIAO GIANCARLO, TERZINO DESTRO DELLA MIA “PRIMA” FIORENTINA. SAI CHE COPPIA CON DAVIDE… IL RICORDO DI STEFANO BORGI.

Superchi, Galdiolo, Roggi… E’ stato l’incipit della mia prima Fiorentina. La prima di tanti ragazzi che, ben presto, si sarebbero innamorati del colore viola. Di un ideale, sportivo ma anche di vita, che rappresentava la propria città… Firenze. Superchi, Galdiolo, Roggi, agli occhi di un giovane tifoso degli anni ’70, valevano Sarti, Magnini, Cervato… Valevano Zoff, Gentile, Cabrini… Valevano tanto, tantissimo, più di ogni altra cosa al mondo. E non importa se Superchi, Galdiolo, Roggi hanno vinto poco, “appena” due coppe, rispetto ad altre filastrocche che possono vantare scudetti e trofei. Loro tre, seguiti da Pellegrini, Della Martira, Beatrice (Guerini), Caso, Merlo, Casarsa, Antognoni, Speggiorin (Desolati), erano il sogno di un bambino nato nella città più bella del mondo. Che come tutti gli altri bambini, da grande, avrebbe voluto fare il calciatore. Proprio come Superchi, Galdiolo, Roggi… Oggi il numero due di quella filastrocca se n’è andato, magari a far coppia con Davide Astori, ma dentro provo una grande tristezza.

P.S. Grazie a Violachannel (canale ufficiale della Fiorentina), il Museo Fiorentina ha potuto esprimere il proprio ricordo di Giancarlo Galdiolo attraverso queste righe, che vi ripropongo. (A piè di articolo il gol di Galdiolo contro la Juventus realizzato il 26 febbraio 1978).

“Per alcuni, Giancarlo Galdiolo era il “pappa”, nomignolo tratto da Pappagone, personaggio immaginario dell’epoca inventato da Peppino de Filippo. “Pappa” gli fu dato per il ciuffo ribelle, per una certa somiglianza nella capigliatura, che appunto ricordava la macchietta napoletana. Per altri era “badile”, in qualità di una tecnica non proprio raffinata e per il suo rapporto col pallone, diciamo così… un pochino precario. Per tutti, invece, Giancarlo Galdiolo era un autentico cuore viola, nobile d’animo, indistruttibile nel fisico, disposto a tutto per la sua Fiorentina. Anche a rinunciare alla fascia di capitano perchè, secondo lui, un altro Giancarlo… Antognoni, rampante fuoriclasse già colonna della Nazionale italiana, la meritava di più. Eppure, ironia della sorte, da tempo una grave malattia lo aveva minato proprio in quel fisico da granatiere, che piano piano si è andato consumando. Come spesso capita, in presenza di uomini che non sono passati invano, una parola è poca e due son troppe: si rischia di cadere nell’ordinario, nel convenzionale, si rischia di banalizzare 10 stagioni, la vittoria di due coppe, e più di 200 partite da professionista col giglio sul petto. Si rischia sopratutto di semplificare una figura che aveva tante sfaccettature. Tutte belle, tutte positive. Noi allora ci limitiamo a ricordare un titolo de “La Nazione”, all’indomani di un Fiorentina-Juventus del 26 febbraio 1978: “Il colpo di testa che fa dormire”. Eh già perchè, in quella giornata uggiosa, bagnata da una fitta pioggia invernale, il “pappa” svettò imperioso e pareggiò il vantaggio di Boninsegna. Fu anche grazie a quel punticino che la Fiorentina di Chiappella guadagnò una miracolosa salvezza (la seconda alla quale Giancarlo contribuì, dopo quella della stagione ’70-’71), e chissà… forse fu proprio grazie a quel ciuffo ribelle che il “pappa” riuscì ad indirizzare il pallone alle spalle di Zoff. E mandare a letto tranquilli i tifosi viola. Ciao Giancarlo, ci mancherai. E grazie di tutto…”

MUSEO FIORENTINA

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