Caro Pantaleo Corvino,

Natale incombe, gennaio pure. Così, ad un passo dal giro di boa  di una stagione nata per costruire, scremare e non procurarsi troppi lividi, qualche richiesta appare, se non lecita, almeno opportuna.

La prima? Individuare una chiave di gioco più o meno definitiva, di qui alla fine. Perché quello che si percepisce-  nitidamente – è che Pioli ancora non abbia individuato il dosaggio esatto degli ingredienti messi a disposizione dal direttore dell’area tecnica e, di tentativo in tentativo, la crescita rischia di inciampare troppo spesso, rallentando un’andatura già ingolfata. Da cosa? Dagli ingredienti di cui sopra, ovviamente. Perché, dopo aver iniziato con il 4-2-3-1, essere passati in corsa al 4-3-3 e, a Roma, aver optato per il 3-5-2, è evidente che c’è più di qualcosa da mettere a registro. Che ci sono giocatori (vecchi e nuovi, da Vitor Hugo a Babacar, passando per Saponara) che scalpitano per trovare una collocazione finale in campo, capace di distribuire una parvenza di sicurezza.

La seconda, non meno banale: che il mercato di gennaio porti in dote centimetri e potenza a questo gruppo. Sentire Pioli dichiarare, nel post gara contro la Lazio “Sono molto più forti di noi fisicamente”, dopo aver avuto la riprova del campo (emblematica la difficoltà di Simeone contro i centrali laziali), significa grattare forte dove già sanguina. Perché, delle due l’una: o si imposta una squadra sulla qualità e la rapidità dei “piccoletti” – come direbbe Tavecchio – (come il Napoli di Sarri) e, allora, stazza e brutalità diventano secondarie, oppure qualche elemento utile a ingaggiare battaglia è necessario come una pozza d’acqua fresca nel bel mezzo del Sahara. E, poiché dai continui cambi di modulo si intuisce chiaramente l’assenza di una precisa scelta tattica iniziale (o, se si preferisce, l’errore nella scelta di giocatori non congeniali al progetto 4-3-2-1)  utilizzare la finestra di gennaio per correre ai ripari irrobustendo – in ogni senso – la rosa, non sembra davvero un’idea peregrina.

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