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Burdisso dice addio: “Fiorentina una seconda casa. Con Barone avevamo avuto acceso confronto, poi un bel gesto”
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Burdisso dice addio: “Fiorentina una seconda casa. Con Barone avevamo avuto acceso confronto, poi un bel gesto”

Redazione

24 Maggio · 17:03

Aggiornamento: 24 Maggio 2024 · 17:51

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Dopo 3 stagioni alla Fiorentina lascia il club viola Nicolas Burdisso, il direttore tecnico parla della sua esperienza a Firenze

Nicolas Burdisso lascia la Fiorentina, il direttore tecnico argentino degli ultimi 3 anni attraverso un’intervista al canale ufficiale della società viola, ha raccontato il suo percorso a Firenze, queste le sue parole:

“Per me Firenze e la Fiorentina sono stati una seconda casa, c’è stato subito un feeling particolare, ma qui con gli argentini è sempre stato cosi non solo in campo, con questa tifoseria molto sentita, mi sono sentito a casa, questa società mi ha dato tutto e mi ha dato la libertà di lavorare in sintonia con le loro idee. Commisso è stato famiglia, mi hanno fatto sentire questa società e questa città come mie. Di Barone faccio fatica a non emozionarmi, passavo più tempo con lui che con la mia famiglia, avevo un rapporto vero e autentico con lui. Commisso ha una visione che va oltre il mondo del calcio, avrei voluto che lui condividesse più tempo con noi perchè quando lui è qui cambia lo sguardo di ognuno di noi, cambiano le dinamiche nello spogliatoio.

Con la Fiorentina ci siamo scelti a vicenda, ad aprile 2021 la società era in cerca di una figura tecnica, la chiamata è stata di Barone con Pradè, per me è stata una grande opportunità perchè volevamo riportare la squadra ai suoi livelli e io volevo tornare in Europa dopo l’esperienza in Sudamerica. Tutto quello che abbiamo vissuto l’abbiamo vissuto da famiglia, per fare il meglio per la Fiorentina.

Tutti speriamo che il momento più bello sia quello della prossima settimana, in questi 3 anni abbiamo avuto una crescita costante, lo dicono anche i numeri, non solo a livello calcistico ma a livello di idee, di pianificazione, portando la società verso la stessa direzione

Quando sono arrivato Barone mi conosceva poco, dopo due settimane ho avuto un confronto tecnico con lui molto accesso, per 2/3 giorni è stato molte freddo con me, io ho pensato che dovevo dimostrare di essere competente e che ero una risorsa, non importava cosa avessi fatto io da calciatore, i 2 mondiali giocati e i trofei vinti. Dovevo dimostrare di essere all’altezza del mio ruolo. C’era da prendere la decisione su un ragazzino che dovevamo o non dovevamo prendere, ho preso la macchina e ho datto 2 mila chilometri e mi sono messo in viaggio verso l’est saltando la prima gara contro il Torino. Appena finita la partita mi ha chiamato Barone e io gli ho detto che il ragazzino non faceva per noi, questo gesto mi ha fatto capire che eravamo li per lavorare insieme, tutti e due volevamo la stessa cosa. Sempre stato un lavoro comune, io, Barone, Ferrari Pradè e l’allenatore.

Lavorare con Pradè per è stato molto facile perchè entrambi abbiamo la stessa visione del calcio, crediamo nelle persone, nei rapporti, nella comunicazione, nella gestione. Lui mi ha dato carta bianca, mi ha fatto lavorare, è stato un esempio, mi ha insegnato tanto, è un maestro e un fratello maggiore. Alessandro Ferrari lo chiamo il capitano perchè a calcetto lui è il capitano e dei capitani si parla bene. Nessuno nella Fiorentina, dopo la morte di Barone, conosce tutto bene tutte le dinamiche interne di questa grandissima società, nessuno ha lavorato in maniera cosi silenziosa, senza farsi vedere. Lui è altamente competente, sono fiero di lui, credo sia la persona adatta per guidare questa società.

L’operazione che mi ricordo di più è quella di convincimento di Nico Gonzalez, ero appena entrato, gli ho detto che noi eravamo il progetto tecnico perfetto per lui, lui era indirizzato ad altre società, ma lui poteva diventare il nostro punto di riferimento, il nostro numero dieci. Ma ci sono anche i percorsi di Comuzzo, Martinelli, Ranieri, Kayode che ormai sono stabilmente in prima squadra. Con Ranieri è stato importante il prestito a Salerno e quella decisione presa. Abbiamo sempre lavorato tutti in sintonia, questa è stata la cosa bella.

Per la mia gratificazione personale è stato bello essere protagonista di questa crescita, ho sempre visto questo progetto con una luce diversa. Ho sempre potuto testare da vicino il motivo per cui si parlasse bene di questa società e di questa tifoseria. Il Viola Park è stata un’opera unica al mondo, dobbiamo ringraziare Barone e Commisso per questa idea. Vedere che in sala pranzo c’è Nico Gonzalez che fa la fila per mangiare con dietro un ragazzino, che c’è Italiano che parla e si confronta con tutti, con le donne che parlano in un altro tavolo, tutti insieme nella stessa sala. Questa cosa ci dà tantissimo. Nelle trattative quando devi convincere qualcuno prima andavo su Firenze e sulla cosa tecnica, adesso anche sul centro sportivo che è top al mondo, questo fa migliorare tutti e convince tanti calciatori. La Fiorentina è una società destinata a far bene, questo vuol dire essere vincente in futuro.

Ho capito che è il momento di andare via per completare la mia crescita ma volevo essere corretto nei miei rapporti con tutti per dire grazie a tutti, questo mi ha arricchito tanto: la condivisione costante con il mister, con tutti i dirigenti, girare sempre in tutta Europa, paragonare il nostro progetto con tanti altri e per questo sarò per sempre riconoscente per tutta la vita a questa società

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