La Coppa America perde a sorpresa un protagonista di peso: l’Uruguay si ritrova a fare le valige in anticipo tra i fischi e i volti attoniti dei tifosi presenti al “Lincoln Financial Field” di Philadelphia. Lì è calato il sipario sulla Celeste, che stanotte ha replicato il k.o. al debutto scivolando anche contro il Venezuela. Uruguay superiore sul piano del gioco, ma la Vinotinto ha creato le occasioni migliori colpendo con Rondon. Disastroso Cavani e furente Suarez, che ha chiesto inutilmente di poter entrare nei minuti finali. Nel frattempo vola il Messico, che a Pasadena ha confermato le ottime impressioni suscitate alla prima uscita. Di Hernandez e Peralta le reti che hanno piegato la Giamaica, consegnando al “Tri” l’accesso anticipato ai quarti con il sorprendente Venezuela, con cui si giocherà il primo posto del Gruppo C nel faccia a faccia di lunedì a Houston.

NOTTE FONDA — Tabarez ne cambia quattro rispetto al debutto: Gaston Silva a sinistra, Gaston Ramirez e Alvaro Gonzalez a centrocampo, e davanti Stuani a fare coppia con Cavani, da cui passano tutte le iniziative di un Uruguay che si getta subito avanti a testa bassa. Il problema è la scarsa mira del “Matador”, che liscia clamorosamente le uniche due chiare occasioni prima del riposo: al 14’, su assist di Gonzalez, e al 31’, su cross dalla trequarti che finisce con lo scheggiare il palo. Ma dopo mezz’ora di sterile predominio uruguaiano, a spaccare la partita è la geniale invenzione di Guerra, che sorprende Muslera con un pallonetto da oltre trenta metri. Il numero uno uruguaiano riesce a malapena a deviare il pallone sulla traversa, ma Rondon firma il vantaggio vinotinto sul corto rimpallo. Al 44’ è ancora protagonista Guerra al 44’: dribbling secco su tre avversari, percussione centrale ed esterno destro che impegna Muslera in tuffo.
MURO VINOTINTO — Identico copione nella ripresa, con l’Uruguay a giostrare il pallone senza trovare spazi per bucare l’organizzata difesa avversaria. Un velleitario destro di Ramirez (48’) e una sfortunata girata di Stuani in mischia (52’) riassumono la timida reazione celeste. Al contrario, il Venezuela difende bene, Angel non manca un anticipo, Vizcarrondo domina sulle palle alte e ogni ripartenza è potenzialmente letale. Merito anche della regia del genoano Rincon e della velocità del talentuoso Penaranda, che al 68’ grazia Muslera dopo una lunga fuga palla al piede. L’Uruguay invece si arrende al 90’, quando Cavani chiude una serata da incubo divorandosi un altro gol con un destro sciagurato. Inutili gli ingressi di Rolan e Lodeiro nell’ultimo quarto d’ora mentre il pubblico reclama a gran voce Suarez. Il Pistolero soffre in panchina, scalpita, inizia persino a scaldarsi a bordo campo prima del rabbioso pugno contro la panchina a causa del rifiuto del corpo tecnico alla richiesta di entrare in campo. Si chiude così la disastrosa Coppa America dell’Uruguay, scioltosi senza i gol e la leadership del suo fuoriclasse.

HERNANDEZ-PERALTA, FESTA “TRI” — Sfida da copione al “Rose Bowl” di Pasadena, dove la Giamaica può poco contro un Messico schiacciasassi (nona vittoria consecutiva per l’undici di Osorio, imbattuto da otto mesi). I “Reggae Boyz” provano ad aggredire facendo leva sulla fisicità e sfiorano il gol in avvio con Donaldson (velenoso diagonale largo di poco al 6’) Ma prevalgono presto l’organizzazione e il maggior tasso tecnico del Messico, già avanti al 17’ grazie a un preciso colpo di testa di Hernandez. Il vero terreno di conquista sono le corsie laterali, soprattutto quella sinistra, dove il “Tri” costruisce il successo con i costanti affondi di Corona nel primo tempo e Lozano nella ripresa. Le uniche volte che la Giamaica riesce a rendersi pericolosa, finisce per arrendersi ai riflessi di Ochoa (prodigioso al 39’ e all’84’ sui tiri a botta sicura di Hector). Se la passa decisamente peggio il povero Blake, costretto a superarsi più volte contro uno scatenato “Chicharito”. Il numero uno giamaicano non riesce tuttavia a evitare il raddoppio avversario siglato da Peralta, autore di un chirurgico sinistro sul palo più lontano all’80’, appena una manciata di minuti dopo l’ingresso in campo.
Gazzetta.it

Comments

comments