Brovarone: “La verità Milinkovic, voleva la viola poi Pradè mi chiamò…”

Bernardo Brovarone racconta sul suo sito come andò veramente la vicenda Milinkovic-Savic: dopo aver quasi portato il giocatore in viola, il rifiuto all’ultimo secondo condusse il serbo alla corte della Lazio di Lotito.

Un amico di Barcellona mi chiama una mattina:”Devi venire con me a vedere un giocatore Bernardo, facciamo un’operazione con i fiocchi, il ragazzo e’ giovanissimo e di prospettiva magnifica..ho il contatto diretto con il padre…” . Esiste una sorta di patto di ferro fra me e Dino, forte stima reciproca e un passato che ci ha visto toglierci soddisfazioni importanti: lui è intermediario come me, persona molto nota e con forte credibilità, in Spagna ma non solo, un uomo che mi ha sempre trasmesso serenità fiducia e concretezza. Insomma solitamente con lui vado con la benda agli occhi, e anche questa volta andò così. Mi guardai qualche filmato del ragazzo inviatomi da lui, e partimmo una mattina super gelata da Milano per due giorni in Belgio: il primo allenamento fu la chiave di tutto, ne fece di tutti i colori, un colosso di 19 anni che usava due piedi da fenomeno, scontri fisici a metà campo da brividi, tempi di testa perfetti, calci da fermo da campione, tiri dalla distanza stampati sugli incroci, si muoveva con passo flemmatico ma intelligente, mai pesante, sempre in traiettoria, potente e con classe, in quella nebbia fitta e in quel gelo assurdo stavo osservando un futuro campione.

Il giorno dopo vidi poco, un po’ di partitella, mi interessava il giusto sinceramente, ero a posto così. C’era una società italiana, la Lazio, che aveva già avuto contatti con lui, diciamo pure che la cosa era abbastanza avanzata, ma assolutamente nulla di definito. Facemmo una riunione a Firenze con il padre, Nikola, ex calciatore e persona con cui mi trovai davvero bene, parlammo di tante cose, e decidemmo di andare avanti con la questione. Avevo in mente l’idea della Fiorentina naturalmente, ne parlai in società, il ragazzo lo conoscevano poco, diciamo pure che al momento non c’era nessun interesse. Ne parlai pure a Roberto Mancini, era ideale secondo me per una squadra come l’Inter, ma era presto ancora, non era neanche primavera, ci fermammo lì per il momento. Arrivammo a giugno, data cruciale per il ragazzo, iniziavano i Campionati del Mondo Under 20, vetrina ideale per molti di loro.

La Serbia di Sergej non era fra le favorite, ma fecero un torneo da paura, non si fermavano più, arrivo’ incredibilmente la vittoria finale, erano campioni del mondo. Sergej Milinkovic Savic fu premiato come terzo giocatore migliore della manifestazione, unico rappresentante della squadra vincitrice, un trionfo sul trionfo. Naturalmente iniziarono a svegliarsi gli orsi dal letargo, la solita quantità industriale di avvoltoi iniziò a muovere i propri passi, tutti conoscevano il ragazzo da tempo, tutti avevano la procura del ragazzo, tutti avevano l’incarico dal Genk, insomma la solita e ormai vecchia storiella nauseante e fastidiosa che tocca sorbire ogni qual volta un ragazzo si avvicina alla sua trasformazione professionale. In verità la procura non l’aveva nessuno, io avevo il rapporto con il padre e mi sentivo naturalmente in una botte di ferro, ma c’erano tante altre situazioni che complicavano la faccenda, la posizione della madre su tutte, separata da anni dal marito. Ma sono vicende private che non approfondirò mai. La Fiorentina decide di puntare su Paulo Sousa allenatore, e per noi fu la chiave perfetta di entrata. Il mister conosceva bene il ragazzo e lo avrebbe voluto insieme a Mario Suarez come perno centrale del nuovo centrocampo a due della Fiorentina, lo spiegò in modo chiaro alla società, e decisero di contattarmi. Ci riunimmo una mattina in un hotel vicino Coverciano, facemmo parlare al telefono Sergej con Paulo Sousa, Nikola il papà chiese alcune garanzie, specificando che al ragazzo interessava giocare e nulla più, ricevute quelle il giocatore fece capire chiaramente che avrebbe preferito la Fiorentina alla Lazio. Furono giornate indescrivibili, alla Lazio arrivò la notizia dell’inserimento della Fiorentina, iniziò una battaglia silenziosa, snervante, in alcuni momenti pesantissima, ognuno faceva la sua strada ma nessuno dei due riusciva ad arrivare al traguardo, si ribaltavano le carte in tavola continuamente, ognuno era sicuro di ciò che aveva in mano ma la verità era che il più indeciso era sempre e solo il calciatore. La Fiorentina fu corretta, molto corretta, limpida e aggressiva al punto giusto, ma una mattina decide di spingere sull’acceleratore, naturalmente spinta da me, Dino e il papà che volevamo mettere la parola fine alla questione.

Furono tre gli incontri fra le parti, e alla fine arrivarono all’accordo definitivo, 6 milioni più il 40% di una futura rivendita al Genk. Preparammo i biglietti aerei per il giocatore, fissammo a Firenze tutti insieme per il giorno seguente. Slittò di un paio di giorni l’appuntamento finale, nel frattempo la Lazio tentò di riprendere in mano la situazione ormai perduta offrendo 10 milioni al club belga, ma era tardi ormai. Organizzammo un vero e proprio blitz, c’erano pressioni esterne sul giocatore fortissime, di varia natura, anche molto poco raccomandabili. Eravamo tutti tesi come corde di vìolino, ma alle 12.20 papà Nikola e Sergej atterrarono a Firenze. Ci aspettava Daniele Pradè in sede per la firma del contratto del giocatore, e tutte le questioni burocratiche del caso. Decidiamo di far arrivare al Franchi il papà e Sergej in un’altra auto insieme a un dipendente della società, che potessero entrare da un’entrata secondaria per evitare qualsiasi contatto con i giornalisti. Io nel frattempo mi occupo di fare due cosine al volo per poi ritornare immediatamente negli uffici del Franchi. C’era un cielo nerissimo, iniziò un diluvio tremendo, ero sul ponte dei Lungarni che stavo tornando verso lo stadio, una tensione addosso da paura, mi uscirono due herpes giganti sulla bocca, mi suona il telefono e il direttore mi dice: ”Certo Bernardo che dalla vita non si finisce mai di imparare…” E io:” Daniele ti prego smettila di farmi gli scherzetti, sono tre mesi che non dormo, non ce la faccio più, firmiamo questo contratto e chiudiamo la faccenda perché crollo davvero…” Niente da fare, arrivo al Franchi e la situazione e’ fuori controllo. Sergej non vuole più firmare, cerco di parlare con lui e con il papà, dico a Nikola di portare il ragazzo venti metri più in là e di farlo ragionare, stavo vivendo un incubo. Mi prendo una mezz’ora, decido di portarli a bere qualcosa in un bar lontano dallo stadio, e di affrontarli a brutto muso.

Dura poco, molto poco, mi alzo dal tavolo dopo un minuto, saluto tutti prendo la macchina e me ne vado. Chiamo la Fiorentina, comunico loro il nostro stato di arresa, Daniele scende dai giornalisti di fronte all’ingresso del Franchi, e comunica loro la definitiva rinuncia al calciatore. La Lazio due giorni dopo chiude l’accordo con il Genk e Sergej Milinkovic Savic diventa ufficialmente un giocatore biancoazzurro. È stata dura digerirla,durissima sinceramente, ancora oggi vederlo giocare con quella maglia mi trasmette un magone tremendo, ma questa è la vita, e non si può fare diversamente…ancora tanti auguri meraviglioso campione!

www.bernardobrovarone.it

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