Non voleva andarsene. La sua idea era di allungare per altri due anni il contratto e poi, diventare dirigente. Lo aveva colpito, nei mesi scorsi, il «ritorno a casa» di Antognoni, l’Unico 10. Si era riconosciuto nel sentimento forte che lega da una vita Giancarlo ai colori viola. Voleva diventare anche lui una bandiera. Uno dei simboli di Firenze. A Borja è piaciuta subito l’etichetta di «Sindaco» viola. Lui la città l’ha vissuta dal primo giorno”. Alla fine è arrivato il passaggio all’Inter, sancendo un divorzio che ha animato il dibattito tra i tifosi. Ma sarà trattato da amico domani a San Siro. Temuto ma amico. La rivoluzione viola, invece, renderà indolore l’impatto con gli avversari. Dei vecchi ne sono rimasti pochi. E Astori, l’attuale capitano, non ha mai fatto parte del cerchio magico di Borja.
La Gazzetta dello Sport

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