La malattia-killer di Davide Astori si è nascosta come un fantasma, silenziosa e invisibile. Al punto che anche i medici sportivi difficilmente avrebbero potuto diagnosticarla.

Queste, almeno, le indicazioni che arrivano dall’ultima consulenza sulla morte improvvisa del capitano della Fiorentina.

Il documento è stato consegnato di recente nelle mani del procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, che
aveva chiesto al massimo esperto mondiale di questa malattia del cuore, il professor Domenico Corrado dell’Università di Padova, di rispondere a un quesito decisivo:

Astori poteva essere salvato? Cioè, se la sua malattia era davvero una cardiomiopatia aritmogena, colpevole di un’accelerazione dei battiti fino all’arresto cardiaco come indicato quattro mesi fa dai professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, qualcuno doveva accorgersene?

Nessun dubbio sulla causa di morte, una fribrillazione ventricolare da cardiomiopatia aritmogena, la stessa malattia che in passato aveva ucciso sul campo vari professionisti, come i calciatori Piermario Morosini del Livorno e Antonio Puerta del Siviglia e il giocatore dell’Asiago hockey Darcy Robinson. E che ora si scopre essere stato anche il problema del nuotatore azzurro Mattia Dall’Aglio, 24 anni, stroncato nell’agosto dello scorso anno mentre si allenava in una stanza adibita a palestra, a Modena.

«Oggi siamo certi: il decesso trova origine nella cardiomiopatia aritmogena — ha precisato il pm di Modena Katia Marino che sta indagando sulla vicenda —. Abbiamo così chiesto una consulenza per capire se era diagnosticabile e se ci so- no responsabilità legate alle certificazioni d’idoneità».

Astori, Dall’Aglio, Morosini, Puerta, Robinson e molti altri meno conosciuti. L’università di Padova, capofila mondiale nella ricerca della patologia, ha analizzato circa 800 casi di morte improvvisa di giovani al di sotto dei 35 anni. «Un centinaio sono atleti», precisa l’anatomopatologa Cristina Basso del Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari.

E per questi decessi la causa più frequente è proprio la cardiomiopatia aritmogena, malattia ereditaria che uccide circa un atleta su quattro di quelli scomparsi prematuramente.

Nei giovani affetti da questa patologia l’attività sportiva moltiplica infatti per cinque il rischio di morte. Ma non tutto è ancora noto del male silenzioso. Come del resto sembra emergere dall’ultima perizia su Astori.

Dalle strette maglie dell’indagine qualcosa tuttavia filtra. La consulenza ha concluso che dai referti degli screening sul calciatore (uno all’anno, l’ultimo eseguito poco prima del decesso), non emergevano anomalie evidenti del cuore. Nel 20% dei casi la patologia a prima vista non lascia infatti tracce chiare e Astori sarebbe rientrato in questo gruppo.

Un «killer» capace di colpire a freddo, in qualsiasi momento, nascondendosi anche ai dottori.

Corriere della Sera