5 Agosto 2021 · 22:47
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“Astori sempre con noi. Chiesa deve controllarsi, ho azzardato a paragonare Castrovilli ad Antognoni”

Vincenzo Montella, domenica la Fiorentina gioca con l’Udinese. Impossibile non ricordare che è la partita prima della quale, a Udine, Davide Astori si sentì male.

«Certo. Quella domenica ero a casa, non lavoravo e vissi, come tutti, una domenica surreale. Come quando senti di essere sveglio e invece si sta sognando. Sembrava impossibile che un ragazzo così, improvvisamente, non ci fosse più. Giorni tristi. Astori l’ho conosciuto poco, ma ora che sono Firenze mi sembra di conoscerlo benissimo perché vive veramente dappertutto: nello spogliatoio, nelle stanze, nei magazzini, è presente nei ricordi di tutti. Mi vengono i brividi a dirlo, ma la sua figura è una presenza ancora viva e forte a Firenze e nello stadio, tra i suoi compagni. In ogni partita, altredicesimo, viene ricordato. E’ tutto come il primo giorno. E’ veramente una storia dolorosa e incredibile».

Nel giro di poche settimane lo stato d’animo suo, della squadra, della città e del Paese è cambiato attorno al suo lavoro. Come era prima e come è adesso?

«Sicuramente la nostra partenza, quest’anno, è stata accompagnata da un entusiasmo del tutto nuovo. La proprietà ha avuto credito, ha generato entusiasmo. Purtroppo si allungava su questo clima positivo l’ombra della fine dello scorso campionato, quindi tutti i giudizi spesso venivano rapportati a quello. Si era creata una situazione difficile, c’era una proprietà che aveva dichiarato di voler passare la mano, si avvertiva precarietà. Con il cambio sono arrivati diciotto calciatori nuovi, aggiunti strada facendo, e per di più la sorte ci ha affidato un calendario, all’inizio, incredibilmente faticoso. Abbiamo affrontato nelle prime quattro partite le squadre che l’anno scorso erano arrivate nei primi tre, quattro posti. Squadre che fanno la Champions, quindi con un altro budget, un altro percorso. Le prime partite le abbiamo giocate benissimo, ma abbiamo raccolto solo due punti. Tutti riconoscevano che facevamo un bel calcio, ma punti ne avevamo pochi. Fortunatamente la città ha avuto fiducia, i tifosi sono stati straordinari. Ci hanno incitati sempre, anche prima di queste due vittorie. Quella con la Samp è stata liberatoria, da lì ci siamo ritrovati un po’ tutti. Abbiamo fatto un’impresa a Milano, però credo davvero che ora venga la parte più difficile. A partire da domenica preparare le partite sarà diverso, dovremo dimostrare di meritare l’entusiasmo che sentiamo attorno a noi».

Quando è arrivato Commisso molti si sono affannati a descriverne il carattere pittoresco. Ma poi il presidente ha dimostrato di saperci fare davvero. Che presidente è?

«E’ un presidente molto presente che motiva e che, con grande correttezza, pretende, come è giusto nel rispetto dei ruoli, qualità e risultati. Con me è stato ed è eccezionale. Ci stimola continuamente, a me e ai giocatori, con un modo che si è imparato a conoscere. E’ un personaggio che sa come arrivare all’anima delle persone».

Parliamo di un vecchio e di un giovane? Di Ribery e Castrovilli che ha dimostrato numeri eccezionali.

«Di Ribery quello che sorprende è l’entusiasmo. Ci vuole coraggio e motivazione per accettare la sfida che si è imposto per venire alla Fiorentina, nel calcio italiano che è comunque difficile. E’ un ragazzino di 36 anni che riesce a far tutto con il pallone. Ed è una persona speciale: presente nello spogliatoio, sa parlare ai ragazzi, sa stare in una squadra, sa divertirsi anche con i compagni e li fa anche divertire, non solo in campo. Castrovilli è stato una vera scoperta. E’ uno di quei calciatori che ti accorgi subito che hannoqualcosa di speciale, in particolare un cambio di passo con la palla come pochi in Italia. Certo si deve ancora completare, ma è un centrocampista che può essere decisivo nelle partite. Ora deve proseguire il percorso di crescita perché non è facile abituarsi velocemente ai titoloni di prima pagina. Per lui è importante stare tranquillo, non si deve mettere fretta alla sua crescita. Può essere una risorsa per il calcio italiano».

Se lo dovesse paragonare ad un centrocampista del passato a chi lo paragonerebbe?

«Forse Tardelli. Avevo fatto, dopo una partita, un paragone azzardato con Antognoni, forse si avvicina più a Tardelli».

Chiesa è rimasto, probabilmente avrebbe voluto andare via ma sembra aver reagito bene. E’ un giocatore fortissimo. Riesce a convincerlo a passare la palla, ogni tanto?

«In verità ha fatto l’assist domenica. Vorrebbe sempre spaccare il mondo, deve imparare a controllarsi. Anche lui è uno di quei calciatori con immense potenzialità, si vede subito che sono fortissimi, si vedono delle prospettive più grandi. Lui, se riesce a gestirsi, diventerà devastante, ad altissimi livelli. Ha dalla sua l’età e la nostra paziente cura, può crescere tantissimo».

Un altro giocatore che ha fatto, con il Milan, una partita spettacolare è Badelj, forse non sempre apprezzato.

«Sono d’accordo. Mette ordine, dà i tempi giusti…In mezzo al campo trasmette calma e ordine. Domenica ha fatto una partita strepitosa, nelle ultime giornate è cresciuto molto».

Chi è il giocatore più intelligente che ha allenato e con cui ha giocato?

«In questa squadra probabilmente Badelj. Da calciatore Eusebio Di Francesco».

La Gazzetta dello Sport

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