Stefano Pioli ha parlato al Corriere dello Sport Stadio, queste altre sue parole

I tifosi della Fiorentina hanno visto un leggero calo di emotività, lei è d’accordo? 

«E’ normale associare al risultato negativo il calo della squadra: noi nelle ultime partite abbiamo sbagliato un tempo, quello di Crotone, ma non la voglia e l’entusiasmo. Il primo tempo con la Roma, da allenatore non mi ha fatto impazzire perché abbiamo commesso errori, ma siccome sono anche tifoso dei miei giocatori vederli andare sopra a delle difficoltà contro un avversario così forte è stato motivo di orgoglio. In loro vedo lo stesso atteggiamento, la stessa volontà, la solita generosità: alcuni risultati ed errori non ci hanno permesso di avere continuità».

Cosa o quanto manca alla Fiorentina per diventare quello che Pioli vuole?

«Ai giocatori sto ripetendo che ci manca davvero poco per essere una squadra degna di esser chiamata così. Se tutte le volte c’è quel poco, alla fine sarà tanto, ma ci arriveremo».

Nel mirino c’è la fase difensiva. Pioli è d’accordo?

«I numeri delle prestazioni dopo 13 giornate dicono che in fase difensiva siamo nelle prime 6 squadre del campionato tra quelle che concedono meno tiri in porta, meno occasioni da gol, meno cross agli avversari. Dunque, la struttura della fase difensiva della squadra c’è. Purtroppo dobbiamo evitare di commettere quegli errori, in fase di costruzione o comunque di possesso palla, che ci hanno portato ad incassare reti. Abbiamo un’idea di come vogliamo difendere, essere compatti ed offensivi. Tra palle inattive e sbavature può sembrare così ma non lo è».

La spaccatura tra i Della Valle e la città è un po’ come quella che lei ha vissuto alla Lazio? 

«Si somigliano, anche se quella di Roma mi sembrava ancora più netta. La passione a Firenze c’è e ci sarà sempre: il tifoso dovrebbe cercare di mettere da parte quelle che potrebbero essere altre dinamiche. Siamo stati abbastanza chiari sugli obiettivi: quest’anno si vuole costruire qualcosa, dobbiamo pensare a posare la prima pietra. La Lazio, secondo me, è una società più unica che rara, soprattutto in Italia, gestita da due persone. Lotito è una persona intelligente che ti fa lavorare bene. Il lavoro che fa Tare è incredibile. Fin quando c’ero io, era lui che visionava i giocatori, non c’era un settore riservato allo scouting. Eppure le sue capacità e la sua bravura hanno fatto sì che alla Lazio arrivassero ogni anno giocatori di qualità, importanti capaci di inserirsi alla perfezione nelle dinamiche del nostro calcio».

Milinkovic è arrivato alla Lazio l’estate in cui in panchina c’era lei. Lei sa davvero che cosa c’è stato dietro al no alla Fiorentina?
«A me hanno solo detto che Tare aveva l’accordo con la persona giusta».

 

 

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