5 Marzo 2021 · 21:13
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Analisi Napoli: Grande palleggio, soffrono i cross sul secondo palo. Hanno dei cali di tensione

La Fiorentina in scena a Napoli in cerca di conferme. La formazione partenopea non è nel suo miglior momento e quindi...

ULTIMI 6 PRECEDENTI IN SERIE A:
2019/2020: Napoli-Fioremtina 0-2 24′ Chiesa 74′ Vlahovic
2018/2019: Napoli-Fiorentina 1-0  79′ Insigne (N)
2017/2018: Napoli-Fiorentina 0-0
2016/2017: Napoli-Fiorentina 4-1  8’ Koulibaly (N), 36’ Insigne (N), 57’ Mertens (N), 60’ Iličić (F), 64’ Mertens (N)
2015/2016: Napoli-Fiorentina 2-1  46’ Insigne (N), 73’ Kalinić (F), 75’ Higuaín (N)
2014/2015: Napoli-Fiorentina 3-0  23’ Mertens (N), 71’ Hamšík (N), 89’ Callejón (N)

VITTORIE CON MAGGIOR SCARTO IN SERIE A:
1987/1988: Napoli-Fiorentina 4-0  3’ Giordano (N), 33’ Careca (N), 35’ Maradona (N), 74’ Giordano (N)
1965/1966: Napoli-Fiorentina 0-4  42′ Bertini (F), 60′ e 85′ Brugnera (F), 88′ Hamrin (F)

RISULTATI PIÙ FREQUENTI:
Sampdoria-Napoli 0-0 (12 volte)

PARTITA CON IL MAGGIOR NUMERO DI GOL:
1994/1995: Napoli-Fiorentina 2-5  15′ Aut. Cruz (F), 56’ e 59’ Agostini (N), 73′ Aut. Cannavaro (F), 81’ Cois (F), 84’ e 90’ Rig. Batistuta (F)

STATISTICHE IN SERIE A (NAPOLI IN CASA)
Giocate: 69
Vittorie Napoli: 32
Pareggi: 21
Vittorie Fiorentina: 16
Gol Napoli: 88
Gol Fiorentina: 65

STATISTICHE IN SERIE A (TOTALI)
Giocate: 139
Vittorie Napoli: 48
Pareggi: 39
Vittorie Fiorentina: 52
Gol Napoli: 149
Gol Fiorentina: 175

MODULO E TATTICA DI GATTUSO

MODULI DI GIOCO

Statico: 4-3-3- 4-2-3-1

Fase di possesso: 2-3-2-3

Fase di non possesso: 4-5-1 / 6-3-1

FASE DI POSSESSO

Costruzione

Il Napoli costruisce la propria azione sempre dal basso. Soprattutto dalle rimesse dal fondo, si può capire come il portiere del Napoli abbia una grande importanza nella fase di costruzione agendo praticamente quasi da libero ed avendo un ruolo fondamentale nella costruzione, in quanto partecipa molto attivamente a questa essendo un punto di scarico per chi è in possesso di palla. I due centrali del Napoli, in questo caso Di Lorenzo e Manolas, si posizionano quasi sulla stessa linea del portiere per iniziare a costruire l’azione mentre i due terzini, nella partita in questione Hysaj e Mario Rui, sono molto larghi dando ampiezza già dalla fase di costruzione. Su una seconda linea ci sono due centrocampisti, di regola il perno basso di centrocampo (Demme o Lobotka o, a volte, Fabian Ruiz) ed una mezz’ala.

Nel momento in cui parte l’azione, la palla è spesso destinata ai due terzini dove hanno più possibilità di scarico in cui, tra le varie opzioni, possono ritornare dal centrale vicino di difesa, appoggiarsi al centrocampista che si è proposto o andare lungolinea sull’attaccante esterno della fascia di competenza. La mezz’ala che non partecipa alla costruzione del gioco si trova proiettata già in fase offensiva mettendo pressione alla linea di difesa avversaria insieme al trio d’attacco dove, Insigne e Callejon sono molto larghi e possono diventare punti di scarico per i terzini. Essendo la squadra avversaria molto attratta dal recuperare il pallone in vicinanza dell’aria di rigore, può capitare che gli avversari si trovino spezzati in due blocchi, uno che nella fase di costruzione partenopea è impegnato a fare pressing, e l’altro spezzone che in quel momento è impensierito dai quattro calciatori del Napoli che stanno già portando pressione alla linea di difesa.

In questo caso, se il Napoli riesce in fase di costruzione a superare le linee di pressing avversaria e il reparto offensivo riesce a dare profondità alla squadra tenendo impegnati i difensori avversari, si creerà uno spazio importante dove il Napoli può già pensare di andare ad impensierire la squadra avversaria, motivo per il quale si accetta il rischio di palleggiare in una zona di campo estremamente delicata con la prospettiva di trovarsi anche in condizione di sviluppare parità numerica in fase offensiva.

Sviluppo e rifinitura

Nella fase di sviluppo, il Napoli cerca sempre ampiezza mantenendo gli esterni di attacco molto larghi insieme ai terzini che salgono mentre, la punta centrale Oshimen continua a cercare la profondità e molto raramente viene cercato in maniera diretta.

Il gioco si sviluppa per gran parte del tempo sulle fasce, dove gli esterni di attacco ed i terzini si scambiano continuamente posizione per dialogare con la mezz’ala e cercare spazio per andare nella zona di rifinitura, giocando sempre con cambi di posizione per far perdere la marcatura e liberarsi per andare nello spazio che si viene a creare e ricevere palla. Il vertice basso di centrocampo rimane più basso per dare copertura alla linea di difesa, tamponare eventuali ripartenze se si perde il possesso palla a schermo della difesa o, se opportuno, offrire un eventuale scarico che porterà il pallone sulla fascia opposta se la fascia dove si sta sviluppando il gioco risulta intasata.

Mentre si sviluppa l’azione sulla fascia, Oshimen, insieme all’altro esterno di attacco e la mezz’ala che non sono coinvolti nello sviluppo del gioco, cercano profondità e smarcature preventive andando uno ad attaccare la profondità sulla fascia e l’altro ad attaccare la profondità nella zona centrale per far abbassare ulteriormente la linea di difesa avversaria, spingendoli di fatto nella propria area di rigore. A verticalizzare questi tipi di palloni risultano molto abili Callejon e Mario Rui, dai quali partiranno molti palloni importanti nella partita analizzata in tal senso.

Negli ultimi 25 metri, i laterali della squadra partenopea hanno di regola tre possibilità di scarico importanti dove la prima risulta essere Oshimen o Elmas (o comunque la mezz’ala che non ha partecipato al dialogo a tre avvenuto sulla fascia), che si tiene fuori dall’area di rigore per ricevere e scambiare al limite dell’area, cambiare fascia o calciare in porta se non marcato; o andare al cross dove Oshimen si dimostra un terminale offensivo molto efficace nel gioco aereo, allargandosi prima alle spalle degli avversari per poi tagliargli la strada come avviene in occasione del primo gol della squadra di Gattuso; o come ultima opportunità, tornare indietro dal vertice basso di centrocampo che porterà palla sulla fascia opposta.

Inoltre, mentre Elmas o Zielinski insieme a Oshimen attaccano l’area di rigore, risulta molto importante la posizione dell’esterno opposto di attacco in quanto è quasi sempre molto largo e non seguito dalla retroguardia avvesraria che in quel momento è impegnata a difendere il centro dell’area di rigore, ed è utile sia per un eventuale cambio di gioco che per un cross sul secondo palo; ed in questo tipo di movimenti Insigne e Callejon risultano molto abili ed efficaci.

TRANSIZIONI POSITIVE

Gli azzurri tentano sin da subito di recuperare palla portando pressione alle linee avversarie soprattutto se si ritrova nella metà campo avversaria. Mentre il Napoli fa pressione con la prima linea offensiva, i centrocampisti e i difensori applicano delle marcature preventive nell’intento di anticipare gli avversari una volta che avviene lo scarico e risultano essere molto ben posizionati ed organizzati, in quanto, spesso riescono a bloccare l’azione avversaria all’origine. In questo, è molto abile Manolas che riesce spesso a prendere il tempo al giocatore avversario. Nella parte centrale del campo invece, Demme e Lobotka sono gli indiziati al recupero nel momento in cui la palla passa per le zone centrali del campo.

Una volta recuperato il pallone, il Napoli cerca sempre di consolidare il possesso per poi far ripartire l’azione, a prescindere dalla zona di campo in cui si trova, a meno che non ci siano spazi veramente invitanti e quindi si cerca immediatamente la verticalizzazione.

FASE DI NON POSSESSO

La fase di non possesso è curata nei minimi dettagli e mira a far giocare gli avversari prevalentemente sulle fasce portando quasi tutti gli uomini nella zona centrale del campo. Come detto quindi, il Napoli cerca di chiudere ermeticamente la zona centrale di campo portando tantissima densità ma, allo stesso tempo, cerca di coprire anche la parte laterale con il raddoppio che viene fatto dai due esterni di attacco, Insigne e Callejon, che si devono sacrificare non poco per andare a raddoppiare. Questo porta il Napoli ad avere tutti gli 11 giocatori dietro la linea della palla.

Il sistema difensivo dei partenopei è ormai rodato ed efficace in quanto porta la squadra avversaria a svolgere una enorme mole di gioco per poi arrivare al tiro anche se, molto spesso, il Napoli porta gli avversari a concludere le proprie azioni o con dei cross o con dei tiri da lontano. Del resto basti vedere la partita dell’andata degli ottavi di Champions League dove anche una squadra formidabile come il Barcellona, non è di fatto quasi mai riuscita a proporre incursioni centrali, che sono un marchio di fabbrica della squadra catalana. Di contro però, Manolas nella propria area risulta spesso in ritardo sugli avversari che si trovano nella propria zona di competenza, il che ha portato al tiro gli attaccanti blucerchiati su cross soprattutto bassi dei laterali avversari.

Un altro aspetto negativo da rilevare è la stazza fisica non entusiasmante di Mario Rui ed Insigne, che va a raddoppiare sulla corsia di sinistra, in quanto il Napoli, lungo la stagione, ha subito gol proprio su cross che provenivano dalla sinistra e che finivano sul secondo palo e ciò è avvenuto anche nella partita presa in esame con un gol che poi sarà annullato. Per l’ultimo aspetto riportato, in determinate partite come quella contro il Torino dove si presentavano abili colpitori di testa come Belotti e De Silvestri, è stato preferito Hysaj a sinistra al posto del terzino portoghese. C’è da dire che con questo sistema difensivo, anche se non entrato da subito nelle corde dei calciatori partenopei (contro la Fiorentina il Napoli ha subito due gol dopo che i gigliati avevano cambiato campo non trovando il raddoppio di Insigne e portando superiorità numerica), il Napoli ha ridotto notevolmente i gol subiti che, nella prima parte di stagione, sono stati troppi e hanno portato di fatto gli azzurri addirittura a parlare di salvezza in una stagione che doveva avere tutt’altre prospettive.

TRANSIZIONI NEGATIVE

Il Napoli possiede ottimi palleggiatori, motivo per il quale molto raramente perde il possesso nella propria metà campo nonostante il rischio elevato che si prende con la costruzione dal basso già citata. Nel momento in cui il Napoli sviluppa l’azione in fase di possesso, chi non sta partecipando alla fase di costruzione e sviluppo (il vertice basso di centrocampo o le due mezz’ali, anche se di solito è uno tra lo slovacco Lobotka e il tedesco Demme), applica una copertura preventiva della zona per stoppare le ripartenze avversarie o per recuperare immediatamente palla se gli azzurri ne perdono il possesso. Nel momento del possesso, dunque, il Napoli pensa comunque già all’eventuale recupero palla.

Durante le transizioni negative, comunque il Napoli, spesso, cerca il recupero immediato della sfera soprattutto se, come succede più di frequente, la palla viene persa nella trequarti avversaria.

PALLE INATTIVE

I tiratori designati per i calci d’angolo sono da destra Callejon e Mario Rui, mentre dalla sinistra il capitano Insigne. In area a saltare vanno le torri Milik, Manolas, Di Lorenzo e le due mezz’ali Zielinski ed Elmas mentre, a ridosso dell’area di rigore rimane Insigne, quando non è impegnato a battere il calcio piazzato da sinistra, e Lobotka (o Demme se gioca al posto dello slovacco). Insigne e  Loobotka però, hanno due compiti differenti al limite dell’area di rigore: il primo è attento ad un eventuale ribattuta mentre il secondo marca preventivamente uno degli avversari che si palesa nella propria zona di competenza per evitare o tamponare un eventuale contropiede avversario.

Nel momento della battuta, i tre che sono davanti alla porta, che all’inizio sono raggruppati al centro dell’area di rigore, Di Lorenzo taglia verso il primo palo per colpire di testa in porta o per una spizzata sul secondo palo dove arriverà Elmas (come nel caso del secondo gol napoletano) e Milik cerca di aggirare il marcatore muovendosi al centro dell’area. Dietro agli ultimi tre giocatori citati, ci sono Manolas e Zielinski che possono decidere, in base alla battuta del calcio d’angolo, di andare dentro a saltare oppure aspettare all’altezza del dischetto per andare su una eventuale seconda palla.

CONCLUSIONI

La squadra partenopea ha attraversato una prima parte di stagione disastrosa in campionato dove sembrava aver smarrito completamente voglia e idee. Gattuso, subentrato a metà dicembre, sta mostrando comunque di aver ripreso in mano le redini di una squadra che avevo perso tutto, compresa la tranquillità nello spogliatoio, andando a cambiare il vecchio gioco del Napoli portando soprattutto molta attenzione alla fase difensiva.

Dalla partita con la Juventus giocata lo scorso 26 gennaio, dove il Napoli si è imposto al San Paolo per 2-1, gli azzurri sembrano aver ritrovato i risultati ed aver recepito forte e chiaro le idee di gioco del tecnico calabrese che, poco alla volta e con tanta tenacia, sta facendo risalire la china alla squadra partenopea con la speranza di recuperare un’annata che, almeno fino a metà stagione, sembrava buia.

Punti di forza

Qualità tecniche di palleggio importanti che portano a costruire sempre dal basso a prescindere dal pericolo portato dall’avversario e a rispettare sempre la propria idea di gioco;

Varietà di soluzioni offensive e ricambi pronti nella maggior parte dei ruoli;

Solidità difensiva ritrovata;

Movimenti ben congegnati sulle fasce laterali che a volte portano a trovare spazi importanti;

Fiducia ritrovata dalla squadra nei propri mezzi;

Spesso riesce a prendere il controllo della gara; è la prima squadra in Serie A per possesso palla.

Punti di debolezza

Nel momento in cui Oshimen non è in campo, i cross dei terzini o dei laterali di attacco potrebbero essere controproducenti non essendoci giocatori di stazza importante al di fuori del polacco; è la prima squadra in Serie A per cross effettuati;

Il Napoli soffre i cross che arrivano nella zona di competenza di Mario Rui ed Insigne, infatti, le squadre avversarie insistono sulla ricerca dei cross sul secondo palo dalla sinistra in quanto, a volte, riescono a trovare così la rete;

Grande dispendio di energie da parte di Insigne in fase di non possesso in quanto raddoppiano sistematicamente sulle fasce di competenza; potrebbe causare stanchezza e scarsa lucidità soprattutto nei momenti finali di gara;

Hysaj e Manolas, in alcune circostanze, mostrano poca determinazione in fase difensiva, lasciando spesso libero il loro diretto avversario.

GIOCATORE CHIAVE: LORENZO INSIGNE
Nasce da esterno offensivo sinistro, dove si consacra nel 4-3-3 di ZdenÄ›k Zeman durante la sua militanza nel Foggia prima e nel Pescara poi. Sebbene prediliga fungere da ala sinistra, è un giocatore tatticamente versatile, capace di svariare su tutto il fronte d’attacco, per poi convergere e calciare in porta; nel corso degli anni ha notevolmente ampliato il proprio raggio d’azione, operando su tutto il versante offensivo come playmaker, contribuendo all’azione di ripartenza servendo i compagni con lanci in profondità, passaggi filtranti, rapidi scambi di palla e fornendo assist.

Abile battitore di calci di punizione e buon rigorista, nonostante la statura ridotta, dispone di un fisico compatto e gambe forti che, grazie al baricentro basso, gli permettono di imprimere grande potenza ai tiri a giro, sua dote migliore. Elegante nei tocchi di palla e puntuale nell’anticipo, è dotato di un dribbling secco e fulmineo, di cui si serve per liberarsi della pressione fisica avversaria; buon finalizzatore, la sua rapidità gli consente di inserirsi negli spazi stretti, penetrare in area di rigore e dirigere le manovre d’attacco.

GIOVANE PROMESSA: OSHIMEN

Giocatore esplosivo, fisicamente simile al suo predecessore Leao, predisposto ai lunghi scatti in campo aperto e dotato di grande potenza fisica nell’allungo. Molti lo paragonano a Drogba, altri lo considerano il più grande talento sfornato dalla Ligue 1 negli ultimi anni dopo Mbappé.

Caratteristiche tecniche molto diverse da Milik, con cui condivide soltanto l’altezza (185 cm contro 186): segna meno rispetto al centravanti polacco, ma aiuta maggiormente la squadra nella manovra e tende a fornire più assist, con maggiore predisposizione al dribbling e alle giocate in velocità.

Proprio quella velocità che lo ha reso l’unico giocatore del campionato francese insieme a Mbappé ad aver raggiunto un massimo di almeno 35 km/h in almeno sei gare.

Marzio De Vita

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