La storia di Christian Riganò è iniziata il 25 maggio di 43 anni fa e, in maniera molto semplificata, può essere divisa in due. Infatti se da un lato c’è la storia di un ragazzo qualunque che al mattino si guadagnava da vivere facendo il muratore per poi divertirsi, la sera, sui polverosi campetti dell’isola di Lipari, come tanti giovani italiani di oggi e di ieri, dall’altra c’è quella di un bomber che dall’anonimato della provincia si è conquistato a suon di gol il prestigioso palcoscenico della Serie A.

La svolta della carriera, e della vita, di questo ragazzone 190 cm di esplosività arriva nell’estate del 2002 quando, all’età di 28 anni, il suo destino incrocia quello della neonata Florentia Viola. Di lì in poi la storia è quella di una scalata inarrestabile, di una rincorsa fatta di determinazione, dedizione alla causa, sacrifici, sudore e gol. Gol che iniziano a diventare tanti e pesanti, perché ai 30 della stagione 2002/03, che gli consentono non solo di condurre la squadra alla vittoria del campionato di Serie C2 ma anche di vincere la relativa classifica cannonieri, vanno aggiunti i 23 della stagione successiva in Serie B, determinanti per la conquista del sesto posto valevole per lo spareggio con il Perugia classificatosi quartultimo in Serie A, ed i 4 con i quali bagna il suo esordio nella massima serie prima di lasciare Firenze nel giugno 2006.

Due storie così diverse ma anche così simili quelle di Riganò e della Fiorentina. Due realtà apparentemente inconciliabili che però, per fatalità, hanno trovato conciliazione in un denominatore comune, ossia la rinascita. La seconda vita del bomber di Lipari, da buon giocatore relegato nelle serie inferiori a celebrato cannoniere, ha infatti coinciso con la rinascita della Fiorentina dalle ceneri del fallimento e, nonostante quegli anni siano ormai solo un triste e lontano ricordo, niente e nessuno, nemmeno l’inesorabile scorrere del tempo, cancellerà Riganò dalla memoria dei fiorentini.

Gianmarco Biagioni

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