Era il 23 febbraio ed il Borussia Mönchengladbach passeggiava sulle macerie della Fiorentina scrivendo anticipatamente, e nel modo più beffardo e drammatico possibile, la parola fine sulla stagione dei viola. Da quel momento in poi, infatti, la squadra di Paulo Sousa non ha mai dato l’impressione di competere seriamente per un sesto posto che, a campionato quasi concluso, nessuno sembra intenzionato a raggiungere.

Tutto questo nonostante la serie positiva che, grazie alle vittorie contro Cagliari, Crotone e Bologna, aveva rilanciato la Fiorentina in classifica e rianimato le speranze di poter salvare in extremis una stagione che sembrava compromessa anzitempo. Tuttavia ai risultati positivi si sono aggiunte controversie di ogni genere, dal rapporto ormai logoro con Sousa alle complesse trattative legate ai rinnovi, che sommate alle prove misere ed incomprensibili sul campo, come il derby casalingo contro l’Empoli o l’assurda sconfitta di Palermo, sono sfociate inevitabilmente in contestazione aperta.

Dubbi che si sommano ad altri dubbi e che costringono tutti, tifosi ed addetti ai lavori, a porsi delle domande. È quindi più che lecito chiedersi se la stagione della Fiorentina abbia preso questa strana piega per le scarse qualità della squadra (e per il modo in cui è stata allestita), oltre che per alcune scelte sconsiderate del suo allenatore, oppure se ciò sia stato determinato dalla volontà di non rendersi effettivamente competitivi.

Possono sembrare congetture totalmente infondate ma, allo stesso tempo, anche ipotesi verosimili. Buttando alla rinfusa alcune supposizioni si potrebbe far riferimento al clima di rivoluzione che aleggia in casa Fiorentina e che, inevitabilmente, richiederà tempo (e denaro) per programmare la nuova stagione. Dal nuovo allenatore ad un restyling che dovrebbe toccare più o meno tutti i reparti, quello che si annuncia a Firenze è un vero e proprio rimpasto in cui quasi nessuno sembra potersi sentire al sicuro.

Di conseguenza sarebbe assai più facile intraprendere un percorso del genere avendo il tempo necessario per confrontarsi sia a livello societario, definendo la strategia di mercato da seguire e stabilendo il budget a disposizione, che sul campo, sfruttando possibilmente anche una preparazione più lunga e non animata da troppe pressioni. Un turno preliminare nel mese di luglio, quindi, scombinerebbe e non poco i piani che, seppur non in via ufficiale, sembrano essere già ampiamente definiti.

Che lo “spettacolo” al quale abbiamo assistito negli ultimi due mesi sia stato solo fumo negli occhi allo scopo di far buttare giù, nel modo più indolore possibile, l’amara pillola? Forse a pensar male spesso ci si azzecca o forse sono solo fantasiose congetture…

Gianmarco Biagioni