ESTERNI finalmente alti e coperti da un difensore della linea a quattro, un centrocampo che attraverso Vecino si è anche potuto permettere variazioni di ritmo, Kalinic riemerso dal suo status di centravanti eremita, povero wrestler sdrucito, tutte queste cose messe insieme non spiegano _ anche volendo essere ottimisti _ la trasformazione viola. La squadra-orizzontale ha acceso cinque razzi verticali, dalla carestia di neuroni alla tempesta di ormoni, un cambio di pelle che Sousa stesso ha capito fino a un certo punto, pur avendolo innescato con la speranza di smazzare.
L’allenatore ha ammesso che i giocatori sono stati «bravissimi a interpretare il modo di stare in campo senza aver provato in pratica i movimenti e cercando di recuperare dopo la partita di Liberec». In sostanza il cambio di passo non è nato da un lavoro che parte da lontano _ o forse sì perché il 4-2-3-1 era stato impostato e poi abbandonato prima dell’estate _ ma da una scelta fatta in funzione della caratteristiche del Cagliari. Così parlò Sousa.

INQUADRATA da un altro punto di vista, la situazione può anche essere questa: Bernardeschi e Tello esterni alti fanno meglio il proprio mestiere, Vecino aggiunge il cambio di passo che prima non esisteva e Kalinic più assistito finalmente torna a essere un cobra slavo che fa gol in area e perfino da fuori. Siccome la verità sta sempre in mezzo e Sousa certamente ha avuto il merito di rischiare tanto in una partita in cui tutti si aspettavano la conferma del centrocampo a tre visto a Liberec, i commenti positivi devono essere divisi fra la squadra e l’allenatore. Che ieri ha ripreso la sua funzione di tarantolato a bordo campo _ durissimo il confronto con Sanchez dopo il gol di Borriello _ arrivando così carico di adrenalina in sala stampa da rispondere con grinta ad un operatore tv che lo aveva rimproverato per i colpi sul microfono. Sousa sembra essersi reimpossessato della sua funzione, un ruolo a volte scenografico ma certamente utile per scuotere alcuni giocatori che fin qui hanno offerto prestazioni nettamente al di sotto delle aspettative. ‘Mi aspetto di più dai tutti, dobbiamo ancora alzare il livello della nostra qualità’. I richiami che prima sembravano vaghi e inutili, essendo il 3-4-2-1 un modulo ampiamente rottamabile senza l’intensità per sostenerlo, ora hanno un altro sapore. E viene la tentazione di crederci.

Angelo Giorgetti, La Nazione

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