Il caso Capezzi è uno di quelli episodi che sono destinati a far parlare ancora tanto sia gli addetti ai lavori e sia i tifosi. Uno dei più forti del settore giovanile viola lasciato quasi gratis al Crotone. L’errore è stato enorme e su questo tanto è stato detto e scritto. Corvino si è lavato le mani dicendo che ormai la situazione era già compromessa al suo arrivo con un contratto lasciato in scadenza e un gestione non proprio perfetta del calciatore.

Il presidente esecutivo viola Mario Cognigni ha ribadito questa posizione, dicendo ancora una volta che anche la proprietà ha poche colpe su questa questione.

In pratica il dito è stato puntato su Daniele Pradè e la precedente gestione, tutti stanno dando la colpa a chi c’era prima. Un gesto molto brutto che non fa onore a nessuno.

Adessi la domanda nasce spontanea: in questi due anni dov’era Cognigni quando su Capezzi sono state prese decisioni sbagliate?

Ci hanno sempre raccontato di scelte condivise, di un unico motivo d’intenti, di una coesione societaria, di una struttura importante e di livello. Ma i fatti hanno sempre mostrato il contrario. Più di una volta sono emersi limiti evidentissimi in questo senso. I tifosi lo hanno sempre fatto notare e sono sempre stati criticati su questo.

Emerge la verità più scomoda, una verità che i tifosi hanno sempre annunciato, la struttura societaria degli ultimi anni era tutt’altro che unità e compatta. Lo scarica barile sul caso Capezzi ne è solo una prova. Qualcuno deve chiedere scusa ai tifosi che per l’ennesima volta hanno avuto ragione quando dopo gennaio è scoppiata questa protesta.
Flavio Ognissanti

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