Per chi non lo sapesse Lui non è un ultras, è l’ultras. Grazie a lui tutto quello che vedete nelle foto d’epoca del tifo fiorentino e di quel che è ora, è stato/è possibile. Se la Fiorentina è una fede e gli ultras ne sono i profeti, la punta di diamante di essi non è che Stefano Biagini, detto, appunto, “Il Pompa”.

Era la fine degli anni 60, inizio anni 70, siamo agli albori del tifo organizzato italiano. A Firenze vediamo i primi bandieroni e i primi tamburi portati dal Viesseux e dal 7Bello Jr, due club formati da giovani e proprio per questo si situavano in curva, i posti meno costosi. Quest’ultimi furono i primi ad opporsi timidamente alle consuete invasioni romaniste, napoletane e juventine, che venivano a Firenze a fare i propri comodi, ed anche di più. Scorriamo l’orologio fino al ’73, trasferta a Genova e scontri spontanei con la novella Fossa dei Grifoni, baluardo della gradinata nord. I fiorentini si fanno valere ma nasce la necessità di un’organizzazione precisa, per non essere impreparati nel caso di situazioni simili. E il Pompa? Stefano era presente con il Viola Club Pignone, del quale faceva parte. Fu proprio lui a proporre il nome che mise d’accordo chi era presente alla riunione per il nuovo gruppo: Ultras.

A gruppo ormai fondato, luogo di ritrovo dentro lo stadio scelto (ovviamente la Fiesole) mancava soltanto il condottiero, il leader, e la pesante croce non poté che ricadere sul nostro Stefano, designato fin da subito per coraggio, valori e carisma. La prima volta che lo storico striscione venne esposto, fu nel gennaio 74 a Firenze, contro la Juventus. Il primo vero scontro degli Ultras Viola fu nello stesso anno dell’esposizione dello striscione, ma con il Napoli. I partenopei, colpevoli di vere e proprie razzie a Firenze, al momento del pareggio azzurro, circondarono quelli che erano i tifosi viola più accesi allo stadio. Probabilmente non sapevano chi avevano di fronte, perché partirono molto spavaldi, e dopo aver avuto un iniziale sopravvento, Pompa, prima ripetutamente percosso, prese uno scugnizzo e lo randellò, letteralmente disotto la balaustra. Questo gesto diede la forza ai fiorentini tanto ché ricacciarono via i tifosi azzurri. Lo stesso trattamento fu riservato ai romanisti, mentre con i gobbi non ce ne fu nemmeno bisogno vista la loro assenza dalla trasferta scomoda di Firenze (forse costava troppo anche a quei tempi…). L’ACCVC iniziò a prendere le distanze con gli Ultras, visto l’approccio difensivo della città con le “cattive” da parte del gruppo padrone della Fiesole. Anche nelle battaglie “d’ufficio” Stefano era in prima fila a smorzare i toni ed a difendere il proprio Club.

Nonostante le stagioni non esaltanti della Fiorentina, costellate da poche vittorie e molte delusioni, gli Ultras non demordono e rimangono gli unici a sostenere sempre e comunque la Viola, anche nelle trasferte considerate più difficili. Non solo, erano protagonisti di spettacolari cortei post-partita in trasferta, per evitare danneggiamenti ai pulmini affittati e qualche ferito in più, come sempre Stefano comandava la marcia. Nel ’78 dagli Ultras si stacca il Collettivo, che però non nutre rancori con i capi della Fiesole, anzi, è l’unico club che per mentalità è simile loro, gli altri club invece mostravano sempre ostruzionismo nei confronti degli Ultras, e questa cosa fu presa male perché a rimetterci erano la Fiesole e la Fiorentina. Nello stesso anno vi fu una trasferta a Milano, sponda rossonera. Gli Ultras si presentano come sempre e dopo iniziali scontri con la Fossa dei Leoni e le Brigate RossoNere, a parità di numero, entrarono allo stadio. Dopo qualche minuto, non con qualche timore, fu esposto lo striscione, a questo punto la curva Milanista dovette vendicare l’affronto subito e con un gruppo molto più numeroso degli Ultras andò a farsi rispettare. Il bilancio fu negativo, molti all’ospedale tra cui proprio Lui, Stefano! Nonostante gli furono cuciti 41 punti di sutura in testa a Pompa, lui e gli altri riuscirono a non farsi portare via la pezza, ci si lecca le ferite e si torna a Firenze. Inutile dire che da quel giorno il Franchi non fu mai terreno facile per i Milanisti, ed infatti vi fu un breve gemellaggio con i Boys dell’Inter. Gli anni passano e sono raccontati in centinaia di scontri, dove il nostro Stefano ci ha messo sempre la faccia ed è sempre stato in prima linea, dove la contestazione alla squadra e società era sempre forte (tranne che con Giancarlo). La Fiorentina passa ai Pontello nei primi anni 80 e si ritrova nell’82 a lottare per lo scudetto con la Giuve. La storia è a tutti nota, ma è da mettere in rilevanza che gli Ultras andarono da per tutto in Italia, perfino a Cagliari, che per i mezzi del tempo non era comodissima. A stagione finita inizia l’ultimo anno di vita degli Ultras viola. Infatti, con degli incidenti nell’autunno dell’83 che hanno visto vittime di armi da taglio dei tifosi romanisti, furono arrestati vari membri del gruppo, e dopo questo colpo “fra capo e collo”, la storia della Fiesole ebbe una svolta. C’è da dire che chi ha commesso quei reati cercò di proteggere Firenze dalle angherie dei tifosi giallorossi, ma il coltello non fu la via giusta, le armi da taglio sono sempre state rifiutate in Fiesole, in primis dal Pompa.

Nonostante lo scioglimento del gruppo, Stefano continuerà poi a stare in curva, rimanendo un po’ in ombra, ma sempre appoggiando il CAV, che susseguì il gruppo madre, nella leadership della Curva. Nei momenti più delicati Stefano era sempre presente a dare una mano, facendo forza sulla propria esperienza, alle nuove leve. Le fonti ci dicono anche che fu presente nelle prime contestazioni per la vendita di Baggio.

Gli anni avanzavano e giunti al settembre 92, vi fu la prematura scomparsa del Pompa per una malattia incurabile. Un momento di lutto non solo per la Fiesole, ma in tutto il panorama Ultras italiano. Il protagonista di questo articolo era stimato in tutta Italia, perché era stato sempre in prima linea a battersi per i propri colori. Ha fatto specie il saluto della Fossa dei Leoni, in trasferta a Firenze, che rese omaggio al nemico di tante battaglie con uno striscione.

Al di là del fatto il condividere o meno il modo acceso di interpretare il tifo da parte del Pompa e degli Ultras, lui è una pagina importante della storia della Fiesole, forse la più importante di tutte. Onore a lui.

Tifoviola

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