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Spalletti, fiumi di parole su quel che è stato, ma il futuro è adesso, ha senso ripartire da lui?

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Spalletti, fiumi di parole su quel che è stato, ma il futuro è adesso, ha senso ripartire da lui?

Redazione

29 Giugno · 23:07

Aggiornamento: 30 Giugno 2024 · 03:05

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L’eliminazione con la Svizzera – soprattutto per il modo in cui è arrivata – è impossibile da digerire. La Nazionale azzurra torna a casa dopo avere disputato un pessimo Europeo e avere mostrato evidenti lacune tecniche e caratteriali. In questa debacle Spalletti ha ovviamente pesanti responsabilità. Cosa è più giusto fare adesso? Proseguire con lui o iniziare un nuovo ciclo?

L’umiliante eliminazione rimediata con la Svizzera non può che aprire il dibattito intorno al futuro di Luciano Spalletti. La domanda, senza perderci in troppi giri di parole, è una: è giusto confermare il commissario tecnico e affidare a lui il compito di centrare la qualificazione ai Mondiali 2026 o la cocente delusione di Euro 2024 impone l’apertura di un nuovo ciclo?

Un’indicazione in tal senso si avrà domenica a mezzogiorno nel ritiro azzurro di Iserlohn: prenderà la parola, in un incontro stampa organizzato ad hoc, il presidente federale Gabriele Gravina e dopo il suo intervento avremo in mano più elementi per capire cosa ci riserverà il futuro. In attesa di ascoltare Gravina – e prendendo atto della decisione di Spalletti di non dimettersi – è doveroso tracciare un bilancio dell’Europeo del tecnico toscano.

L’Italia di Euro 2024 verrà ricordata come una Nazionale confusa, timida e incomprensibile. Nelle quattro partite disputate contro Albania, Spagna, Croazia e Svizzera il commissario tecnico non ha mai dato l’idea di avere in testa né un undici titolare, né un’idea di gioco. La cruda verità è che nessuno ha realmente capito come gioca questa Nazionale, a partire dal modulo. La responsabilità in tal senso non può che essere di Spalletti, che in Germania ha compiuto scelte difficili da condividere, prima tra tutte quella di schierare troppi giocatori fuori ruolo (Darmian terzino sinistro in una linea a 4 è l’ultimo esempio in ordine cronologico)

C’è poi un aspetto psicologico che non va trascurato: Spalletti ha sempre caricato la vigilia delle partite con un’enfasi esagerata e apparsa fuori luogo. Ha paragonato i suoi giocatori a giganti ed eroi, si è lanciato in similitudini azzardate con la Nazionale del 2006. Più in generale ha appesantito la testa e le gambe della squadra ottenendo un effetto boomerang. A Euro 2024 l’Italia è sempre andata sotto nel punteggio, a conferma di un approccio – soprattutto mentale – decisamente rivedibile. Esaltarsi sotto pressione è prerogativa dei campioni, ma a una Nazionale così giovane e così caratterialmente debole in tanti suoi elementi, parole del genere rischiano di essere una zavorra difficile da sopportare. Servivano leggerezza e spensieratezza: Spalletti non ha saputo trasmetterle.

In conclusione. Che questa non fosse la Nazionale migliore di sempre lo sapevamo da tempo e, proprio per questo, nessuno chiedeva a questi ragazzi di vincere l’Europeo. Tuttavia, c’è modo e modo di uscire da un torneo del genere: non può e non deve passare il concetto che la nostra corsa è finita agli ottavi di finale contro la Svizzera a causa della pochezza del calcio italiano. Questo gruppo ha evidenti limiti tecnici e di personalità – non c’è dubbio – ma la (non) partita di Berlino è stata di un livello francamente inaccettabile.

L’Italia non può essere questa. Si può perdere – nessuno dice di no – ma non si può perdere così, senza quasi nemmeno scendere in campo. Ed è questa la responsabilità più grossa di Spalletti. Ha senso ripartire con lui? Il ct ha la forza necessaria per ripartire o serve una svolta immediata? Quel che è certo è che bisogna decidere in fretta, senza esitazione: all’orizzonte ci sono le qualificazioni ai Mondiali 2026 e un altro fallimento sarebbe insopportabile.

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