SILENZIO, PARLA ANDREA… IL PENSIERO DI DARIO “GHEBBE”

Il patron è amareggiato, noi di più....

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SILENZIO, PARLA ANDREA

A fine stagione parlerà. E ha giurato di non farci addormentare.

Andrea non capisce perché “una minoranza” lo contesti. Non capisce, perché vorrebbe avere il 100% della gente a favore forse. Non vuole rumorini, non vuole cori di scherno. Vuole solo riconoscenza. A Milano sono stati contestati Moratti e Berlusconi che qualcosina hanno vinto… Penso che due parole possano essere concesse anche a noi.

Il messaggio di sottobosco rimane sempre il solito, a 15 anni di distanza. Si pretende riconoscenza perpetua, si pretende quasi la devozione. In pratica, pare che noi senza di loro saremmo stati più o meno a brucare l’erba.

Mi pare un pelino eccessivo.
Probabilmente avremmo avuto una proprietà meno seria, probabilmente avremmo avuto vita peggiore, questo è possibile. Se mi guardo intorno e vedo le proprietà delle due milanesi ho i brividi. Ma forse avremmo potuto avere anche qualcosa di meglio, chi lo sa.

Non si può certo dimenticare che la famiglia Della Valle nel 2002 non aveva certo questa importanza sotto il profilo mediatico e politico. Erano una realtà straordinaria, ma non così conosciuta. Il calcio è stato un veicolo importante per la loro grossa e meritata crescita.

Gli investimenti sono stati cospicui, circa 15-17 mln € annui secondo i bilanci, ma quale pubblicità poteva portare a queste cifre un ritorno d’immagine (e non solo) così enorme e in così breve tempo? Soldi che per altro al momento della futura cessione, potranno essere in (gran) parte recuperati.

Insomma, credo sia corretto pensare di esserci stati utili a vicenda. Non sembra che la famiglia Della Valle però la veda come me. E ne hanno tutto il diritto eh, io del resto sono solo un allegro ignorantello aderente a quella minoranza di cui sopra; quindi posso parlare a vanvera, posso essere di parte.

Di certo però non ho promesso scudetti e cittadelle, non ho promesso stadi nuovi né regali per la mia città. Non ho giurato che Salah sarebbe rimasto almeno per 18 mesi, non ho brindato “alle grandi vittorie”, non ho promesso che non mi sarei fatto trovare impreparato. Non mi rivolgo alla gente che paga in modo presuntuoso sebbene sia spiacevole ricevere qualche offesa, una cosa che nel mondo del calcio è all’ordine del giorno, purtroppo o per fortuna.

Ci spieghi Andrea perché il reale proprietario della squadra in realtà non se ne occupa più dagli eventi di Calciopoli, oramai vecchi di oltre 10 anni. Ci spieghi perché fatichiamo a vedere qualcosa di calcistico nel rientro in società di Corvino, perché non viene esonerato un allenatore che sta volontariamente facendo di tutto per essere esonerato. Perché sono stati buttati 20 mln € circa in un mercato completamente inutile, fatto di sconosciuti mestieranti di dubbio valore e di clamorose e cospicue intermediazioni.

Ci spieghi  perché le persone più rappresentative dello spogliatoio vengono regolarmente allontanate, perché i nuovi dirigenti rimangono pochissimi mesi e poi se ne vanno. Perché ogni volta che qualcuno vuol costruire qualcosa con questa maglia viene demolito o almeno gentilmente allontanato, che si chiami Gonzalo Rodriguez o Cesare Prandelli, che si chiami Vincenzo Montella o Manuel Pasqual, che si chiami Di Livio o Luca Toni.

Ci spieghi perché uno come Cognigni che odia il calcio e non sopporta la gran parte delle cose che circondano questo mondo debba decidere praticamente tutto, che siano fatti finanziari (nei quali è maestro ma dove evidentemente ha perso lo smalto di un tempo, visto che quasi ogni anno la Fiorentina è costretta ad uscire con un bilancio in perdita) o fatti tecnici e di mercato (nei quali lui non è minimamente competente).

Questa società, cara famiglia Della Valle, è solo momentaneamente vostra. Questo è un aspetto che non vi è chiaro. Per un periodo storico è vostra, è stata vostra, sarà vostra. Ma in realtà è nostra, di noi tifosi.
Di tutti i tifosi. Della minoranza maleducata e irrispettosa e della maggioranza educata e riverente. O viceversa. Senza di noi non ci sareste voi. Senza di voi, noi ci saremo comunque.

Quando avrete capito di essere solo di passaggio, forse avrete iniziato a capire qualcosa di calcio.
Anche se oramai, francamente, mi pare un po’ tardi.

Dario “Ghebbe”

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