Sentite Giraudo: "Nessun campionato fu alterato, siamo stati solo vittima dell'invidia altrui"
L'ex dirigente bianconero ha parlato di Calciopoli
Calciopoli, 20 anni dopo: parla Giraudo. «Nessun campionato alterato, fu un processo sull'invidia»
A vent’anni di distanza dallo scandalo che travolse il calcio italiano, l’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo torna a far sentire la propria voce in un’intervista rilasciata a La Stampa, contestando duramente la ricostruzione storica e giudiziaria dei fatti di Calciopoli.
L'ex dirigente bianconero ha difeso il proprio operato sul piano legale e sportivo, ricordando come sul fronte della giustizia ordinaria non siano arrivate condanne a suo carico, mentre per quanto riguarda il procedimento sportivo la vicenda sia giunta fino alla prescrizione solo per evitare un’inevitabile assoluzione. «È stata una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo», ha dichiarato Giraudo, ribadendo con fermezza di aver sempre agito nel rispetto dei regolamenti e negando qualsiasi tipo di alterazione dei tornei.
Un passaggio fondamentale dell'intervista riguarda la gestione della crisi da parte della stessa Juventus nel 2006. Secondo Giraudo, la dirigenza dell'epoca commise un gravissimo errore strategico ad accettare la retrocessione in Serie B prima ancora di analizzare a fondo le intercettazioni. «Con Gianni e Umberto Agnelli viventi non sarebbe successo nulla», ha sottolineato.
Infine, l'ex ad ha richiamato alla memoria anche i contenziosi interni al club, citando la denuncia per infedeltà patrimoniale presentata dall'allora presidente Grande Stevens nei confronti della sua gestione, un procedimento giudiziario che lo ha visto uscire con un'assoluzione piena.