Cesare Prandelli, ex allenatore della Fiorentina e della Nazionale, ha rilasciato una lunga intervista disponibile sulle colonne dell’edizione odierna de Il Mattino: “Non ho avuto il coraggio di chiamare Ventura, immagino quello che ha passato, non è bello essere considerati il colpevole di tutto. Ma lui non è il solo responsabile: c’è un sistema che non funziona da tempo”.

Prosegue poi sulla sua esperienza in azzurro: “Le dimissioni? Lo rifarei. Ero il responsabile del progetto tecnico e uscendo al primo turno era giusto andare via, senza esitazione. Però in Italia quando qualcuno si assume le proprie responsabilità, pare che salvi tutti gli altri. E così nessuno si è sentito in dovere di fare autocritica. E così si sono persi tre anni”.

E conclude con una riflessione personale: “I club devono cominciare a pensare alla Nazionale per cinque minuti al mese. Sembrano pochi, ma non lo sono. Fanno tutte queste riunioni, ma dell’Italia non parlano mai. Io debuttavo a Londra con la Costa D’Avorio e loro organizzavano la finale di Supercoppa in Cina due giorni prima. Però poi fa male non vedere i propri calciatori alla fase finale della coppa del Mondo. L’Under 20 è arrivata terza ai Mondiali, la nostra Under 21 in semifinale in Europa, nelle formazioni under 16 e 17 facciamo molto bene. Ecco, come fa Viscidi nonostante i problemi a raggiungere questi risultati? Partiamo da qui. Pensiamo che la colpa sia degli stranieri: piuttosto, perché dopo 4-5 anni che giocano nei nostri vivai non li facciamo diventare italiani, come succede altrove? Le selezioni tedesche sono piene di ragazzini di origini turche, in Svizzera non ne parliamo, così in Francia e in Belgio…”.

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