Polverosi: "Preparazione al Viola Park come un anno fa, troppo afoso. Magari era il caso di cambiare?"
"Non c'è gioco, carattere, personalità, leader, un'idea. Mandragora? Non un campione ma una risorsa"
Alberto Polverosi ha rilasciato un suo commento nelle pagine del Corriere dello Sport oggi in edicola: "Peggio dell’anno scorso. Molto peggio. Alla terza giornata la squadra di Pioli non era ancora ultima, aveva due punti, segnato due gol e presi quattro. Quella di Grosso è ultima con zero punti, ha segnato un gol, ne ha presi nove. Ma è peggio per altri due motivi. Il primo è l’enorme investimento sul mercato: per ora nessuno dei tredici nuovi acquisti, escluso Pellegrino per il gol (solo per il gol), ha dimostrato di valere quanto è stato pagato. Il secondo è ambientale: bruciata dall’esperienza della stagione scorsa, ora la gente non ha più pazienza e già ieri pomeriggio, fra i fischi e gli insulti ai giocatori, la curva ha invitato l’allenatore a “saltare” la panchina. Siamo alla terza giornata e intorno alla Fiorentina è un disastro.
Una squadra per definirsi tale ha bisogno essenzialmente di un gioco (non c’è), di carattere (non c’è), personalità (non c’è), un leader (non c’è), entusiasmo (c’è l’opposto: depressione), un’idea (non c’è), un insieme (non c’è), un po’ di rabbia (non c’è: il 2-1 è arrivato a 13' dalla fine, la reazione dei viola è finita dentro a una tazza di camomilla). Servirebbe pure una buona condizione fisica e non c’è manco quella, sul piano della corsa la Roma, il Frosinone e il Torino hanno mangiato la Fiorentina. Qui si può fare una rapida riflessione: un anno fa la squadra aveva lo stesso problema, non era resistente e non era brillante, aveva fatto la preparazione al parco viola a oltre 35 gradi proprio come quest’anno, quando i gradi hanno sfiorato quota 40. Magari era il caso di cambiare sede. Bello il parco viola, ma afoso, molto afoso.
Come l’anno scorso siamo di fronte a una non squadra. Le tre sconfitte hanno più o meno la stessa origine, lo spazio che la Fiorentina lascia scoperto fra la difesa e il centrocampo, è lì che anche il Torino ha vinto la partita. Poi, quando sbagli gol clamorosi come è successo col Frosinone (Gudmundsson sullo 0-0, oltre a due pali) e ieri (Mastantuono e Njie al primo minuto) è normale che il pomeriggio diventi complicato. Appena Abate ha annusato il pericolo, ha affidato la squadra a Mandragora, che nessun viola andava a marcare, al contrario di quanto accadeva sul fronte opposto con Fagioli seguito da Vlasic. Nel tentativo di cercare un punto d’equilibrio, per la prima volta Grosso aveva messo Oulai e Fagioli insieme dall’inizio, l’ivoriano è uscito per infortunio a metà primo tempo e in quei 20 minuti non si può dire che l’idea abbia funzionato.
Mandragora merita un discorso a parte. Un centrocampista che in due stagioni segna 17 gol non si manda via. Mai. Non lo scriviamo oggi, ma dall’inizio del mercato. Mandragora ha quel sinistro da sempre, non è un campione, però è una risorsa. Non c’è niente di casuale in quel gol, è identico a quello che l’anno scorso aveva segnato alla Juventus. Non è una beffa, è un errore di valutazione. Semmai la beffa è che alla fine del primo tempo i migliori in campo erano proprio gli ex, Mandragora, Fortini (aveva salvato un gol) e Comuzzo (aveva annullato l’attacco viola). Non essendoci squadra, in certi momenti così complicati servirebbe lo spunto di chi ha qualità. Ma forse anche questa è una richiesta esagerata rispetto a quello che stiamo vedendo. Mastantuono è un fantasmino, Dragusin è disorientato, Viery (è il terzo centrale che Grosso ha cambiato in tre partite) disperso, Joao Mario infilato a ripetizione da Cacciamani, Gnonto mai apparso in partita, Atta spaesato. Per non parlare dei vecchi, di Fagioli, Brescianini e Ndour. Non pervenuti. Proseguono le feste degli altri al centenario della Fiorentina.
Breve annotazione a margine: due dei tre gol di Fiorentina-Torino sono stati segnati da fuori area, dopo che Calhanoglu (esperto del settore) sia col Monza che a Cagliari aveva fatto altrettanto. Che si stia riscoprendo l’arte del tiro da fuori?