Pellegrino: “Bati mi ha detto che devo lasciare la vita sul campo. Obiettivo di gol? Più dell’anno scorso”
“Non vedo l’ora di segnare ma prima viene la squadra”
In un altro estratto dal Corriere dello Sport il nuovo attaccante della Fiorentina Mateo Pellegrino ha dichiarato:
Lautaro, Malen e Nico Paz votati come i tre migliori attaccanti del campionato. Si sbilanci: il preferito? «Dico Lautaro e non solo perché è argentino. Mi piace come gioca, come lega le varie fasi e i reparti. E poi come si muove in area. Anticipo sul primo palo, perfetto, è molto intelligente».
Il difensore più ostico della Serie A?«Akanji e Bremer: molto duri».
Messi non è più il capitano dell’Argentina: è triste come tutto il suo Paese? «Sono sincero: sì. Rispondo da tifoso: mi dispiace tanto non vederlo più con quella maglia, ci ha dato tantissimo. E poi avevo un sogno…».
Giocarci insieme? «Sì. Speravo continuasse un po’ di più per raggiungerlo, mi sarebbe bastato anche solo un allenamento. Possiamo, però, solo dirgli grazie per quello che ha fatto per noi».
Firenze: casa o hotel? «Per fortuna abito già in una casa, la città mi fa impazzire, bellissima».
Firenze è anche Gabriel Omar Batistuta.
«L'ho incontrato l'altro giorno, era qui per il Centenario, e mi è sembrato una grandissima persona. Mi ha detto che devo lasciare la vita sul campo, sempre. E di continuare cosi».
Le sue passioni? «Niente di particolare, ma non mi piace pensare solo al calcio tutto il giorno. Ho bisogno di staccare la testa. E quindi leggo, medito, bevo mate, parlo molto con la mia compagna che vive con me da quando ero a Parma. Mi dicono spesso che sembro più maturo dei miei ventuno anni».
Forse perché seguendo suo padre in giro per il mondo è cresciuto in fretta. «Può essere, ma anche a lui dicevano che sembrava più grande. La verità è che io lo osservavo molto, volevo essere come lui e quindi qualcosa mi è rimasto».
Idolo? «Crespo, Batistuta e, ad un certo punto della mia infanzia, Fernando Torres».
Obiettivo di gol in questa stagione? «Più dell’anno scorso». Ok, quindi almeno 13. «Non mi pongo limiti. Penso di poter crescere e imparare tanto. Non vedo l’ora di segnare, ma prima viene sempre la squadra».