Palladino non vuole cambiare modulo, avanti con il 4-2-3-1: ballottaggio Mandragora-Cataldi

Con un attacco ridotto ai minimi termini ma la voglia di tornare subito al successo, la Fiorentina è pronta ad affrontare la trasferta di Verona. Anche ieri la squadra ha continuato a lavorare al Viol...

22 febbraio 2025 08:57
Palladino non vuole cambiare modulo, avanti con il 4-2-3-1: ballottaggio Mandragora-Cataldi - Firenze, Stadio Artemio Franchi, 06.02.2025, Fiorentina-Inter, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Artemio Franchi, 06.02.2025, Fiorentina-Inter, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
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Con un attacco ridotto ai minimi termini ma la voglia di tornare subito al successo, la Fiorentina è pronta ad affrontare la trasferta di Verona. Anche ieri la squadra ha continuato a lavorare al Viola Park consapevole del fatto che per la gara del Bentegodi non potrà puntare su quattro pezzi da novanta: Gudmundsson, Colpani e Adli per infortunio oltre a Gosens per squalifica. L’islandese punta a tornare dopo la pausa per le nazionali di fine marzo, mentre l’ex Monza confida di rendersi disponibile per il ritorno di Conference con il Panathinaikos.

Difficile invece stabilire i tempi di recupero del francese, che nella migliore delle ipotesi potrà essere in campo per l’andata del match coi greci. Stante queste assenze, Palladino non sembra volersi distanziare troppo né dall’assetto tattico né da buona parte della formazione che domenica è inciampata con il Como, se pur con qualche correttivo. La sensazione infatti è che l’allenatore voglia ripartire dal 4-4-2 visto all’opera di recente, con il reinserimento di Comuzzo dal 1’ sulla fascia destra e l’impiego di Dodo come laterale di centrocampo.

Due, infine, i ballottaggi: uno in mediana (su chi, tra Mandragora e Cataldi, affiancherà Fagioli) e l’altro in attacco. Al momento Zaniolo sembra partire in vantaggio rispetto a Beltran per costituire il tandem offensivo con Kean. Ieri intanto aggregati ala prima squadra altri tre giovani: oltre a Caprini, hanno lavorato coi grandi Harder, Rubino e il Leonardelli. Lo scrive La Nazione