Oulai e Fagioli, una staffetta che non va: possibile che non si sia ancora trovato il modo di farli giocare insieme?
Il cambio di giovedì ha riproposto un interrogativo che accompagna ormai da tempo la stagione viola: due calciatori con caratteristiche importanti, ma che continuano ad alternarsi.
Giovedì, dopo 45 minuti, Nicolò Fagioli ha lasciato il posto a un pimpante Oulai. Ancora una volta, dunque, i due si sono dati il cambio. Ma è davvero impossibile trovare una soluzione tattica che permetta loro di coesistere? La domanda merita una riflessione, soprattutto considerando la situazione in cui versa la Fiorentina.
Partiamo da Fagioli. Non è un leader caratteriale e, probabilmente, non lo sarà mai. Può però ambire a diventare un leader tecnico, a patto di trovare quella continuità che ancora gli manca. Il suo rendimento è troppo altalenante: alterna prestazioni di ottimo livello ad altre decisamente disarmanti, come quelle della prima parte della scorsa stagione, prima di alzare sensibilmente il proprio rendimento da gennaio in avanti. In estate è stato poco valorizzato da Grosso, pagando anche il disastroso avvio della Fiorentina. Con Vanoli, invece, aveva ritrovato convinzione nelle prime uscite. Adesso sembra nuovamente attraversare una fase confusionaria. I 45 minuti contro l'Atalanta sono stati pessimi. Un giocatore invisibile, lento, prevedibile, ancora protagonista di leggerezze che non ci si possono permettere, soprattutto con una classifica che vede la Fiorentina terzultima a quota cinque punti. Da un calciatore con le sue qualità ci si aspetta molto di più.
Passiamo a Oulai. Le qualità non gli mancano e il suo ingresso di giovedì è stato positivo. Ha corso, mostrato buoni sprazzi di regia e recuperato palloni. Certo, deve ancora imparare a gestire meglio il possesso: tende a trattenere troppo il pallone e dà spesso l'impressione di poterlo perdere da un momento all'altro. Ma il potenziale c'è. C'è poi un altro elemento da considerare. Attorno all'ivoriano circolano voci sempre più insistenti. Qualche giorno fa Bernardo Brovarone ha addirittura riferito che il giocatore vorrebbe cambiare aria già a gennaio, insoddisfatto dello scarso spazio trovato finora. Se fosse vero, la questione diventerebbe ancora più delicata.
E qui torniamo a Paratici. Se davvero Oulai fosse scontento della propria situazione, le responsabilità della costruzione della rosa andrebbero inevitabilmente ricercate anche nel mercato. Come avevo già sostenuto dopo Genoa-Fiorentina, il dirigente finirebbe sotto accusa per aver investito 30 milioni su un calciatore che, almeno apparentemente, occupa lo stesso spazio tecnico di Fagioli. Questo deve essere chiaro.
Ma siamo davvero sicuri che i due siano incompatibili? Quanto hanno effettivamente giocato insieme? Prima di liquidare la questione come un esperimento fallito, bisognerebbe almeno verificare che siano state percorse tutte le strade tattiche possibili. Perché è difficile immaginare che Paratici abbia investito una cifra simile su Oulai pensando semplicemente di acquistare un doppione di Fagioli.
E qui entra in gioco anche la pazienza. Paratici è un dirigente di grande esperienza e merita che le sue scelte vengano valutate nel loro complesso, non attraverso giudizi affrettati. Mi dispiace per quella fetta di critica e di tifo che non vuole sentirsi dire certe cose, ma la soluzione, almeno per il momento, è una sola: attendere.
Prima bisogna capire se Fagioli e Oulai possano davvero convivere. Poi, eventualmente, si potranno tirare le somme. Le sentenze, lo ribadisco ancora una volta, possono aspettare.