Nazione su Vanoli: “Addio senza strappi, ma figlio di una presa d’atto. Ha compattato un gruppo di separati in casa”
La riconoscenza della Firenze pallonara resterà intatta
p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Helvetica Neue'} p.p2 {margin: 0.0px Cala il sipario sulla Fiorentina di Paolo Vanoli ed è un sipario che si chiude tra i sentimenti contrastanti di una tifoseria sfinita, ma profondamente riconoscente. Avremo modo di analizzare e giudicare la scelta caduta su Fabio Grosso, ma è doveroso prima parlare dell'uomo che ha evitato il baratro: Paolo Vanoli. L'addio si è consumato senza strappi, ma figlio di una presa d'atto: emergenza finita, comincia la ricostruzione. Eppure, liquidare gli ultimi sei mesi come un semplice intermezzo sarebbe un torto imperdonabile. Vanoli, entrato in una situazione drammatica, non ha cercato scuse, non si è lamentato di una rosa non costruita da lui, né ha preteso miracoli dal mercato. Si è rimboccato le maniche, ha guardato negli occhi lo spogliatoio e ha iniziato a lavorare sul cemento armato della solidità psicologica.
Vanoli ha saputo compattare un gruppo di separati in casa, rivalutando pedine chiave e ridisegnando la squadra. L'ultimo atto contro l'Atalanta è la perfetta fotografia del suo cammino: mentre i fischi della Fiesole bersagliavano tutti per le delusioni, per Vanoli solo applausi. Eccezione rara da queste parti, concessa solo a chi ha dimostrato rispetto profondo per la maglia viola. Le strade si separano perché il calcio corre veloce e le esigenze di restyling strutturale pure. Ma la riconoscenza della Firenze pallonara rimarrà intatta verso chi ha ha dato tutto. La città non dimentica chi 'sputa sangue' per i suoi colori. Ripartire da questo orgoglio. Astenersi perditempo. Lo scrive La Nazione.