Nazione bacchetta Commisso: “Tornerà forse per il centenario, così si finisce per anestetizzare la passione”
“Provinciali? Sì, siamo provinciali. E non si tratta di un difetto”
Finalmente è finita, possiamo metterci alle spalle un anno orribile e sperare che il futuro sia diverso. Ci aggrappiamo soprattutto a Paratici e alla sua competenza, anche se ci preoccupano le nuove linee guida adottate della società: presenza limitata, visite sporadiche e più deleghe agli uomini di fiducia. E' vero, il calcio è cambiato. Ci sono tanti club che fanno capo a fondi di investimento e che si affidano in loco alle loro figure di riferimento. Ma Firenze è diversa, ha bisogno di una persona di forte personalità, qualcuno che comandi e che stia vicino alla squadra. Non vogliamo il presidente che sale in balaustra, ormai quella è roba passata. Ma non vogliamo neppure un presidente che non vive i problemi quotidiani della squadra e che si affida a degli uomini di fiducia che dovranno comunque demandare a lui le decisioni più importanti. In un momento in cui la città e i tifosi si stanno disamorando, servirebbe qualcuno in grado di ridare entusiasmo. Rocco era spesso a Firenze, restava anche un mese, partiva e tornava, sempre, fino a quando la malattia glielo ha consentito. Il figlio Giuseppe, che ha detto di voler proseguire sulla strada del padre, tornerà forse solo per il centenario del club. No, caro presidente, così si finisce per anestetizzare la passione e si rischia di rendere asettico il rapporto fra squadra e città. Provinciali? Sì, siamo provinciali. E non si tratta di un difetto. Perché Firenze è viscerale, vive di passione e si lascia trascinare. Ma tant'è. Questo è il calcio che avanza, anche se è un calcio a che a noi piace sempre di meno. Lo riporta La Nazione.