Intervistato dal Corriere Fiorentino, il doppio ex di Fiorentina e Juventus, Angelo Di Livio, rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Che partita mi aspetto? Sono sincero, da un punto di vista tecnico non c’è partita. La Juve è fortissima, Higuain è un mostro, poi ci sono Mandzukic, Douglas Costa, Pjanic, Buffon e tutti gli altri. Se il calcio fosse matematica, non ci sarebbe possibilità di errore.

Le armi della Fiorentina? L’esaltazione. Collettiva. Serve l’entusiasmo contagiante della gente, quel boato che trascina i giocatori e crea autostima anche nei più giovani. È una chimica che può cambiare le carte in tavola, ma che solo pochi stadi possono creare: uno di questi è il Franchi di Firenze. Quelle sensazioni mi mancano parecchio. (…)

Le prospettive del nuovo ciclo con Pioli? Hanno puntato sui giovani, alcuni dei quali sono anche molto bravi. Penso a Simeone, che tra qualche anno farà gol a grappoli. E soprattutto a Chiesa. Firenze però è una piazza importante e la squadra dovrebbe avere come minimo la prospettiva di lottare tutti gli anni per l’Europa League. Ripeto, Pioli mi piace ma dalla Fiorentina mi aspetto qualcosa di più. La bella notizia di quest’anno è che è tornato Giancarlo Antognoni: lui è la Fiorentina, quel posto è suo perché può insegnare a tutti cosa vuol dire indossare la maglia viola.

Meglio Chiesa o Bernardeschi? Io non ho dubbi: Chiesa per me è il miglior giovane italiano. Lo conosco da quando giocava nelle giovanili contro mio figlio Lorenzo e posso assicurare che è fortissimo. È un bravo ragazzo e ha la testa sulle spalle, come suo padre. Enrico a Firenze è stato mio compagno di squadra: nel calciare, nel correre, nel caricare il tiro, sono spiccicati.

Il ricordo più bello di un Fiorentina-Juve? Ne scelgo uno, anche se ne potrei citare tanti. In viola quello che preferisco è quel 3-3 a Torino (gennaio 2001, ndr), nel quale proprio Chiesa segna su punizione dopo che io avevo spostato la barriera a suon di spinte. Il giorno dopo da Torino me ne dissero di tutti i colori, mi chiamarono pure i miei vecchi dirigenti, ma ormai era fatta. D’altra parte l’esperienza nel calcio conta e spesso fa rima con furbizia”.

Assente alla festa dei 90 anni? Mi dispiace tornare su certi argomenti, ma la verità è che il silenzio della società mi ha umiliato. Dopo molti anni alla Fiorentina credevo di meritare un posto da dirigente, invece nessuno mi ha mai neppure chiamato. È un macigno sullo stomaco che mi pesa ancora.

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