L’assurda gestione del caso Piccini ed un patrimonio sprecato che sa tanto di fallimento

Sarebbero bastati solo 3 mln per riportare a casa Piccini. L'analisi di un errore sul piano economico e tecnico...

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A pochi giorni dalla diffusione della notizia del passaggio di Cristiano Piccini – ufficialmente a partire dal prossimo 1 luglio – dal Real Betis allo Sporting Lisbona è finalmente possibile ragionare a mente fredda sull’accaduto.

Il fiorentino classe ’92, infatti, dopo tre stagione in Spagna è stato acquistato dal club portoghese per la modica cifra di 3 milioni di euro, la stessa che la Fiorentina avrebbe potuto investire – poiché vantava il famigerato diritto di recompra – per riportare a casa il prodotto del suo vivaio. Così non è stato e quindi l’avventura in viola del difensore, dopo un decennio trascorso nel vivaio, l’esordio in prima squadra ed una preparazione svolta agli ordini di Montella, si chiude ancor prima di iniziare.

La vicenda quindi assume tutti i tratti di un vero e proprio fallimento su più fronti. In primo luogo su quello economico e gestionale – uno dei principali topic in questo periodo – poiché perdere un elemento di buon livello come Piccini a cifre così basse rispetto a quelle che attualmente circolano sul mercato non può che apparire come un’assurdità.

In aggiunta va sottolineato il fatto che Piccini avrebbe, almeno idealmente, risolto un problema che la Fiorentina si trascina dietro ormai da troppo tempo, ossia quello del terzino destro. Esatto, perché il prodotto del vivaio viola non solo è un difensore ma è in grado di ricoprire egregiamente proprio quel ruolo nevralgico che, purtroppo, sembra destinato a rimanere vacante ancora a lungo, o come ci si augura almeno fino alla prossima sessione di mercato.

E allora, di fronte ad un epilogo tanto assurdo quanto fallimentare, non resta che augurare il meglio ad un fiorentino che avrebbe voluto (e potuto) indossare la maglia della squadra della sua città e che, senza dubbio, farà ricredere chi con ha avuto abbastanza fiducia nella sua capacità.

Gianmarco Biagioni

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