Persiono la BBC juventina (Barzagli, Bonucci e Chiellini) ha ceduto, e non sotto i colpi del Real Madrid. Bonucci ha lasciato la compagnia come Paperone, il segno del dollaro al posto delle pupille. Dieci milioni l’anno per lui, per cinque stagioni. Il nuvo calcio che ha preso piede in Italia poggia su una nuvola carica di milioni, ma tranne pochi casi (Juventus, Napoli, Fiorentina, Torino e Udinese) la sua origine è quantomeno incerta, di sicuro lontana migliaia di chilometri. Mercato pazzo: Lukaku pagato dal Manchester United 85 milioni, Salah 50 dal Liverpool. Le bandiere non esistono più (ovvietà) e alla regola non sfugge la Fiorentina. Momento di stallo in casa viola, a poco più di un mese dal campionato, la proprietà ha fatto un passo indietro, la città (tranne le frange ultras) si è rattrappita in un silenzio rassegnato. Si può cominciare una stagione così? No, nessuno può permetterselo.

In nome della chiarezza, Firenze deve sapere che i Della Valle già a maggio (molto prima della bufera nata dal comunicato), avevamo dato mandato a Corvino e Freitas di costruire una squadra molto competitiva, sempre secondo le dimensioni viola. Che sono più piccole rispetto alle big (questione di fatturato, argomento noioso per i tifosi ma decisivo per chi deve gestire una società senza portarla al fallimento). Nessuno ha staccato il piede dall’acceleratore. Si mormora di un Corvino messo sotto pressione dai Della Valle: falso. Sia il direttore generale che il ds hanno l’appoggio incodizionato della proprietà, per due motivi precisi. Il primo: Corvino ha dimostrato nel tempo di avere grandissimo attaccamento alla Fiorentina e a Firenze. Secondo: un giudizio complessivo sul suo lavoro porta a credere che sappia fare calciomercato come pochi in Italia. Al netto degli errori, chiaro.

Prendiamo i tre casi che hanno scaldato l’estate. Borja Valero, sindaco di Firenze. E’ bene ribadire che nessuno lo ha mandato via, Pioli gli aveva assicurato il posto di playmaker davanti alla difesa, aveva ancora due anni di contratto. Una scarsa sintonia con Corvino non basta a giustificare la cessione: la Fiorentina lo ha quasi regalato all’Inter (5,5 milioni più 1,5 di bunus, se mai arriveranno), dimostrandogli nei fatti riconoscenza per la sua «fiorentinità».

Discorso diverso per Bernardeschi. Il ragazzo vuole la Juventus e lo ha comunicato alla società. Marotta sta per spendere molti milioni in giocatori di qualità che gli facciano fare il salto definitivo in Champions. Bernardeschi – con tutto l’affetto – non appartiene ancora a questa categoria. A Torino – nell’anno del Mondiale – rischierebbe anche di fare panchina, come dice Prandelli. Se la Juventus pensa di abbassare le richieste viola (si parla di 40 milioni), sappia che troverà un muro. La vicenda Pjaca – confermata dai diretti interessati – può essere una soluzione. E veniamo a Kalinic: la sua uscita di scena a Moena lascia perplessi. Tutti sanno che vuole andare via (legittimo), pochi immaginano che il Milan abbia intenzione di strapagare il croato. E se la Fiorentina acquista un altro centravanti, Kalinic (con due anni di contratto) che fa?

Quello che a noi interessa è che la Fiorentina ritrovi la sua serenità, la sua dimensione, che non è quella di una presenza fissa in Champions ma nemmeno quella dell’ottavo posto tristissimo di maggio. C’è una via di mezzo percorribile: puntare su giovani emergenti, che qui possono fare stagioni di lancio verso il calcio miliardario (in euro). Un anno può andare meglio e si può centrare l’Europa che conta, un altro peggio. Se si parte da questa presa di coscienza, la Fiorentina e Firenze possono tornare a parlarsi, remando nella stessa direzione. Sarebbe la vittoria di tutti.
La Nazione

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