Il 21 dicembre del 1991 a Forlì nasceva un ragazzo di nome Riccardo il quale, ad appena nove anni, decise di trasformare quello che era solo un occasionale passatempo, in un vero e proprio impegno. Dai giardinetti con gli amici, quindi, Riccardo passò al piccolo campo della Sammartinese, società in cui militò fino all’estate del 2004, quando il richiamo del Forlì lo spinse a cambiare maglia. Ed è proprio qui che Riccardo cominciò a far conoscere in Romagna il suo cognome, ovvero Saponara, tanto da impressionare il Ravenna, che lo fece aggregare alla Primavera. A diciotto anni l’esordio in Lega Pro, ma ormai le voci sul suo talento avevano sconfinato il territorio regionale, arrivando fino ad Empoli.

Un anno come riserva in Serie B bastò ad Alfredo Aglietti, l’allora allenatore degli azzurri, per decidere di puntare definitivamente su Saponara. I suoi ventuno anni da compiere e le tante aspettative che aleggiavano sull’Empoli, però, non servirono a lanciare i toscani verso la promozione nella massima categoria. In quella stagione, infatti, Maccarone e compagni dovettero salvarsi all’ultima giornata, conquistando con le unghie e con i denti il diciottesimo posto.

Questo il primo stop di una carriera che, purtroppo, ha conosciuto molti alti, ma anche molti bassi. La svolta, fortunatamente, arrivò l’anno successivo, grazie ad un uomo che forse più di tutti, a livello professionistico, ha lasciato il segno nella vita di Saponara. Maurizio Sarri, infatti, fece la sua comparsa sulla panchina dell’Empoli ed il giovane trequartista segnò 14 gol in 40 partite, guadagnandosi una telefonata di Galliani che lo portò al Milan.

Dicevamo degli alti e dei bassi nella vita di Saponara, la parentesi milanese è stata senza dubbio uno dei “bassi”. In un anno e mezzo, infatti, le presenze del ragazzo di Forlì furono appena 8. Come ogni buon thriller, però, dopo un momento buio, non poteva che esserci un improvviso colpo di scena. Ed ecco che, dal gennaio del 2015, Saponara tornò all’Empoli per il girone di ritorno, segnando 7 gol. Ottima anche la stagione successiva, con 10 assist e 5 gol in 34 partite.

Questo doveva essere l’anno della consacrazione, ma così non è andata. Le sole due reti messe a segno e la brutta distorsione alla caviglia, infatti, sembravano averlo condannato all’ennesimo “basso” della sua carriera, almeno finché Corvino non ha deciso di regalarlo alla Fiorentina come rinforzo di gennaio.

Spesso nel mondo del calcio sentiamo apostrofare con il termine “Giocatore di provincia” ragazzi cui manca sempre un gradino per arrivare a compiere il definitivo salto di qualità. La parabola di Saponara non è di semplice lettura. Probabilmente, se potesse tornare indietro, il giovane Riccardo non accetterebbe l’offerta del Milan. Non a 22 anni, non dopo solo un anno giocato ad alto livello in Serie B. La verità è che alla Fiorentina per Saponara si apre una nuova fase, una nuova chance in una delle “big” della Serie A. A lui saranno affiancati Bernardeschi e Chiesa, per la gioia di tutti quei tifosi che sognano una squadra più “italiana”. Alle spalle di Kalinic, nel suo ruolo preferito e in una piazza esigente non tanto quanto il Milan, ma sicuramente più dell’Empoli. Riuscirà Saponara a scacciare definitivamente quegli spettri che non gli hanno mai consentito di lanciarsi veramente verso il calcio che conta? Per la risposta, dovremo attendere qualche mese.

Tommaso Fragassi