La contestazione alla quale abbiamo assistito ieri pomeriggio, nel corso del primo tempo della partita tra Fiorentina e Bologna, può – con un pò di fantasia – essere paragonata all’effetto prodotto da sassolino lanciato in uno specchio d’acqua, ossia le onde concentriche che dal punto di impatto si estendono al resto della superficie.

Fuor di metafora, l’esposizione di alcuni striscioni piuttosto polemici (“Avete spento la passione che da sempre ci ha accesi, chi non vi contesta ha solo paura dei cinesi”) in Curva Fiesole, sintetizzabili con un emblematico “Della Valle vattene“, ha avuto un esito analogo a quello del ciottolo lanciato nelle tranquille acque del lago.

Tuttavia le acque in casa Fiorentina erano – sono e probabilmente saranno – tutt’altro che tranquille. Di conseguenza la decisa presa di posizione di una frangia della tifoseria ha contribuito a gettare altra benzina sul fuoco e ad accendere gli animi che, come spesso accade in queste circostanze, si pongono su posizioni diverse.

Da un lato infatti c’è chi, in accordo con la posizione espressa dalla curva, continua ad individuare nella proprietà il principale responsabile di tutte le mancanze che – forse mai come in questa stagione – sono emerse in casa Fiorentina. Un campionato – preceduto da un mercato piuttosto inconsistente – ai limiti dell’anonimato che, salvo capovolgimenti dell’ultimo minuto, si concluderà con una deludente esclusione dall’Europa, i rinnovi che non arrivano e la situazione dell’allenatore che ormai sembra essere completamente sfuggita di mano sono solo alcuni dei capi di imputazione con i quali la giuria dei tifosi viola – o comunque una parte di essa – accusa la gestione Della Valle.

All’estremo opposto, tuttavia, c’è chi – come già avvenuto in altre occasioni – prende le distanze dai contestatori denunciando, come principale argomentazione, un atteggiamento eccessivamente polemico di una fetta della tifoseria. Infatti, almeno per una buona porzione di tifosi, sembra alquanto fuori luogo se non addirittura insensato attribuire alla società tutte le colpe di una stagione che senza dubbio non ha preso la piega desiderata ma, altrettanto certamente, non solo a causa delle scelte dei vertici societari. Inoltre, un altro tasto sul quale spesso viene battuto, è quello di un presunto “imborghesimento” di una parte della tifoseria che, dopo le retrocessioni, le stagioni in Serie B ed il baratro del fallimento, ha finito per diventare intollerante (forse troppo) anche in situazioni molto meno drammatiche rispetto a quelle vissute in passato.

Dove sta la ragione? Forse in mezzo, forse da nessuna parte. Certo è che la decisione della Fiesole di esporsi non è passata inosservata.

Gianmarco Biagioni

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