Giovedì sera la Lega di Milano, su richiesta/indicazione della Rai, ha provveduto a cambiare le date delle semifinali e della finale di Coppa Italia. La finale si giocherà all’Olimpico mercoledì 15 maggio, a cavallo fra la 17esima e la 18esima giornata di campionato. Alla 17esima è in programma Roma-Juventus e alla 18esima si disputa Napoli-Inter. Va bene lo stesso, magari una finale di mercoledì ci sta un po’ stretta, ma dopo lo slittamento delle semifinali non c’erano troppe alternative. Il problema, infatti, riguarda le semifinali che nel calendario precedente si dovevano giocare a distanza di 3 settimane l’una dall’altra (andata il 6 febbraio, ritorno il 27 dello stesso mese) e che adesso invece sono distanziate di quasi 2 mesi (andata il 27 febbraio, ritorno il 24 aprile).

Può darsi che sia colpa della nostra mentalità da calcio paleolitico, ma che senso ha giocare una semifinale due mesi dopo l’andata? Per natura, la partita di ritorno è un completamento della partita d’andata. Lo dicono anche gli allenatori quando commentano la prima gara: «Abbiamo giocato solo il primo tempo, ora ci aspetta il secondo». Solo che stavolta l’intervallo è stabilito da gente che se ne frega dell’aspetto tecnico. Ed è un intervallo eterno che falsa il senso di tutta la competizione. Alla vigilia della gara di ritorno faticheremo a ricordare quello che è successo all’andata e in quei due mesi la situazione delle due squadre può essere capovolta. A inizio di febbraio c’è il festival di Sanremo e la Rai, che detiene i diritti del torneo, non può disperdere l’audience. La Lega, che dovrebbe tutelare gli interessi sportivi prima di tutto, tutela invece l’aspetto economico. Che nessun dirigente, però, venga poi a raccontarci che la Coppa Italia è un torneo di alto livello, che va considerato più di quanto lo sia attualmente. Sono loro i primi (forse anche gli unici) a considerare un solo aspetto: il denaro. Avanti così che facciamo del bene al calcio. Lo scrive Calciomercato.com