Sarri ha capito che qualcosa non stava funzionando e ha provato a ribaltare la squadra. A inizio ripresa ha tolto Zaccagni e Basic per Noslin e Dele-Bashiru, poi ha rivoluzionato l’attacco con Noslin centravanti, Pedro a sinistra e Isaksen a destra e infine ha messo dentro Ratkov, chiudendo con 4 punte e con il 4-2-3-1.
Però non è bastato, perché la luce non si è mai accesa e i biancocelesti non sono mai riusciti a impensierire veramente la Viola a parte nel finale, quando un cross invitante è finito sulla testa del neo entrato serbo.
La Fiorentina è rimasta compatta, attenta nelle chiusure e mai davvero in pericolo. L’unico brivido del secondo tempo è stato il fallo di Mandragora su Noslin intorno al ventesimo. L’arbitro ha ammonito il laziale per simulazione e il Var ha confermato che il rigore non c’era.
Le braccia in alto di De Gea allo scadere dei 7 minuti di recupero dopo l’ultimo tentativo di Pedro sono la fotografia di quanto contino questi tre punti per la Viola, che ha imparato a vincere senza Kean e adesso finalmente vede la luce in fondo al tunnel. Alla Lazio, che veniva da 10 punti nelle ultime 4 gare, non resta che la Coppa, ma per la finale serve un altro spirito. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.
