Galli: "Il mio ricordo preferito legato alla Fiorentina è lo spareggio vinto col Perugia, una grande gioia"
L'ex portiere viola è intervenuto per parlare della Fiorentina
Giovanni Galli rappresenta senza dubbio una delle figure simbolo nei cento anni di vita della Fiorentina, prima come portiere e poi come dirigente. In un'intervista rilasciata a La Nazione, ha riportato alla memoria alcuni momenti chiave del suo percorso:
L'esordio al Franchi da spettatore "La mia prima memoria sul campo di Firenze risale a quando avevo dieci anni, ed ero lì a sostenere il Pisa. D'altronde vivevo a due passi dallo stadio della mia città. Correva l'anno 1969, quello del secondo tricolore viola. Mio padre mi accompagnò a seguire la sfida contro i nerazzurri: dagli spalti saliva il coro 'Viola, viola', però quel giorno la squadra di casa indossava la divisa bianca. Ricordo che mi guardavo attorno disorientato, senza riuscire a comprendere".
Dai primi calci al legame con i colori viola "Sono venuto su nelle case popolari e il pallone è entrato nella mia vita quasi per combinazione, giocando con i ragazzi del quartiere. Gli osservatori della Fiorentina mi notarono quando avevo 13 anni e mi diressero alla Marinese, una società affiliata che impiegava persino i kit da gara originali della prima squadra. In quell'occasione ho provato per la prima volta l'emozione di portare lo stemma del giglio sul cuore".
L'addio a Firenze "Fu un distacco estremamente doloroso. Non avrei mai lasciato la città se la proprietà Pontello non avesse avuto l'esigenza finanziaria di cedermi per rientrare delle spese sostenute nei mercati precedenti. Il passaggio al Milan rappresentava un'incognita totale. La società rossonera arrivava da stagioni complesse, con la recente parentesi nella serie cadetta, e finiva regolarmente alle spalle della Fiorentina. Durante i primi dodici mesi in Lombardia mi percepivo del tutto estraneo, privato di ogni abitudine quotidiana: il mio impianto sportivo, le chiacchiere con l'edicolante, il commerciante di fiducia, il negozio di frutta".
L'emozione più grande della carriera "C'è un'istantanea precisa che conserva il posto d'onore nei miei ricordi. Supera la conquista della Coppa Italia da dirigente, i successi europei sollevati con il Milan e persino il trionfo iridato ai Mondiali dell'82. Se devo indicare l'istante supremo, scelgo la giornata del 20 giugno 2004, quando la Fiorentina superò il Perugia nello spareggio conquistando la promozione nella massima serie. Ha rappresentato il picco emotivo di tutto il mio percorso nello sport. Il motivo è semplice: scendere in campo è una cosa, gestire una società ne richiede un'altra completamente diversa. Significa plasmare un collettivo, dare forma a un gruppo solido, a una comunità. Eravamo privi di sedi operative, sprovvisti persino di divisa d'allenamento e palloni, senza uno spogliatoio fisso in cui cambiarci. Ciononostante, nel giro di un biennio avevamo riacciuffato la Serie A. Lo rivendico con profonda fierezza: quell'appagamento resterà mio per sempre".