Frey: "Santana aveva qualità incredibili. Adriano? Mi rimase per tre giorni il marchio del pallone in faccia"
Da Mario Santana a Pepito Rossi, passando per Jovetic: l'ex portiere viola Sebastian Frey ripercorre la sua Fiorentina e cita Adriano
Intervenuto a Radio FirenzeViola, Sebastien Frey ha ripercorso alcuni momenti della propria carriera, soffermandosi sui compagni più talentuosi incontrati alla Fiorentina e su uno degli attaccanti più devastanti affrontati in allenamento.
Alla domanda sul giocatore viola tecnicamente più forte con cui abbia condiviso lo spogliatoio, l'ex portiere francese non ha avuto dubbi nel ricordare alcuni nomi che hanno segnato un'epoca: "Ce n’erano così tanti con caratteristiche speciali… Forse dal punto di vista tecnico Mario Santana aveva delle qualità incredibili, purtroppo gli infortuni l’hanno frenato. È stato un rimpianto perché poteva fare molto di più. Poi ovviamente tutti abbiamo scoperto tutti Stevan Jovetic… Era un giocatore bello da vedere, aveva eleganza. Quella era la mia Fiorentina, ma potrei citarti anche Pepito Rossi. Chissà cosa avrebbe potuto fare senza quegli infortuni”.
Frey ha poi commentato la recente prestazione di Mike Maignan con la Francia, apparso meno brillante del solito nella sfida contro il Senegal: "Stranamente l’ho visto sottotono, mi è sembrato molto insicuro. Non è da lui, perché solitamente è un portiere molto carismatico. Spero sia stato solo un episodio. La Francia resta una delle favorite. Ma occhio alle sorprese, ho visto della Nazionali potenzialmente inferiori che invece hanno fatto delle grandi partite”.
Infine spazio a un curioso aneddoto sui giocatori dal tiro più potente affrontati durante la sua carriera. Pur citando anche Juan Manuel Vargas, Frey ha indicato Adriano come il più impressionante in assoluto: "Adriano. Ancora più di Vargas. Perché aveva una forza fisica e un tiro incredibili. Una volta ho preso un suo tiro da due metri in faccia, mi è rimasto il marchio del pallone per tre giorni attaccato in faccia. Sono sopravvissuto per miracolo (ride, ndr). Adriano ha dato tanto al calcio, si è preso l’Inter sulle spalle da solo. Era un ragazzo grande e grosso con la testa di un bambino, molto attaccato alla famiglia. Non ha mai digerito la scomparsa del padre. C’è stato un Adriano prima e un Adriano dopo quell’evento. Poteva ambire al Pallone d’Oro".