Fiorentina 1968-1969: anatomia e trionfo di un'annata irripetibile
La storia del massimo campionato italiano è scandita da un eterno confronto tra poteri consolidati e improvvise rivoluzioni di campo.
Se si osserva l'albo d'oro della Serie A, la memoria corre inevitabilmente ai cicli vincenti delle tradizionali corazzate del Nord, ma l'anima più autentica del nostro calcio è stata spesso forgiata da quelle gloriose realtà capaci di spezzare il monopolio delle grandi metropoli. Club dal blasone ultracentenario come il Genoa con i suoi nove titoli pionieristici, o piazze storiche come Bologna e Torino, fiere custodi di sette scudetti a testa, testimoniano come il prestigio calcistico non sia un'esclusiva delle metropoli contemporanee, ma il frutto di tradizioni radicate che ciclicamente sanno ritrovare la via della ribalta.
Tuttavia, l'espressione "vecchie glorie" non deve trarre in inganno: il fascino del torneo risiede proprio nella sua capacità di smentire le gerarchie sulla carta. Lo ha ricordato di recente la splendida favola del Bologna nella stagione 2023-2024 che, pur partendo lontanissimo dai favori dei pronostici e dalle previsioni iniziali nelle scommesse sportive, ha saputo conquistare con merito storico la qualificazione in Champions League.
Ma se c'è un'impresa d'altri tempi che ancora oggi incarna alla perfezione l'arte di sovvertire ogni schema prestabilito, quella è senza dubbio la magica cavalcata della Fiorentina nella stagione 1968-1969: un'annata d'oro in cui una squadra giovane, sfacciata e coraggiosa riuscì a salire sul tetto d'Italia. Sotto la guida tecnica di Bruno Pesaola, detto "il Petisso", la formazione viola si aggiudicò il campionato italiano con una giornata di anticipo, disputando una stagione decisamente brillante. Nonostante non avesse affatto i favori del pronostico, la Fiorentina si rivelò un un'outsider a tutti gli effetti, ribaltando le previsioni iniziali grazie a un organico giovane, unito e rigoroso nell'applicare le direttive del proprio allenatore. Non appare dunque un caso se, nella stagione successiva, il tricolore andò a un'altra outsider, il Cagliari, nelle cui file militava l'indimenticabile bomber Gigi Riva, soprannominato "Rombo di Tuono".
A testimonianza della magnifica stagione disputata dai viola vi è un unico passo falso, subito alla quinta giornata contro il Bologna, a fronte di un bilancio complessivo di 16 vittorie e 13 pareggi. Bruno Pesaola, ex calciatore e allenatore del Napoli, strutturò la squadra su una solida difesa guidata dal giovane portiere Franco Superchi. Quest'ultimo fu chiamato a sostituire il leggendario Albertosi, passato al Cagliari e protagonista, con le sue parate, dello scudetto sardo nella stagione successiva.
La regia e l'impostazione tattica erano affidate a Giancarlo De Sisti, altra autentica icona viola, centrocampista di rara intelligenza e straordinaria visione di gioco, il cui contributo si rivelò decisivo anche con la Nazionale italiana, arrivata seconda a Messico '70 dietro al formidabile Brasile di Pelé. Sarebbe tuttavia riduttivo limitarsi a questi due soli profili: non vanno infatti dimenticati attaccanti del calibro di Luciano Chiarugi, Amarildo e Mario Maraschi, oltre all'apporto fondamentale del libero Ugo Ferrante e del centrocampista Claudio Merlo. In realtà, fu l'intero collettivo a rendere al meglio, mantenendo costanti i livelli di concentrazione e continuità per regalare alla Fiorentina un secondo, indimenticabile e imprevedibile scudetto.