Santiago Martin Olivera Silva, meglio noto come El Tanque (che tradotto in italiano significa “il carro armato”), in Sud America noto lo è davvero. Una lunga e brillante carriera fra Uruguay, il suo paese d’origine, Brasile, Argentina, di cui possiede la cittadinanza, e Cile nel corso della quale è riuscito a conquistarsi le luci della ribalta a suon di gol.

Tanti gol, davvero tanti, fin dagli inizi con la maglia del Central Espanol, la squadra nella è cresciuto, per poi proseguire con River Plate Montevideo e Defensor Sporting, prima del grande salto nel calcio europeo… Infatti, per chi non lo sapesse, Santiago Silva era già transitato in Italia nel lontano 2002, quando l’allora direttore sportivo del sorprendente Chievo Verona decise di portarlo alla corte di Gigi Del Neri. Sartori, che già aveva notato il ragazzo l’estate precedente, decise di farlo approdare a Verona nel corso del mercato di riparazione ma, morale della favola, El Tanque non scese mai in campo ed in una sola occasione gli fu concessa la possibilità di accomodarsi in panchina.

Da lì il ritorno in America Latina ed altri gol, che gli valsero le chiamate prima della formazione tedesca dell’Energie Cottbus e successivamente dei portoghesi del Beira Mar. Due esperienze senza dubbio positive al termine delle quali Santiago, ormai venticinquenne, decise comunque di tornare in Argentina per aggiornare il suo score con 79 reti messe a segno in poco più di cinque anni.

Una media realizzativa paurosa che indusse la Fiorentina a prendere in seria considerazione l’ipotesi di portarlo in riva all’Arno nel ruolo di vice-Gilardino. L’affare si fece per 2,5 milioni di euro e El Tanque sbarcò a Firenze con grandi aspettative: firmò un contratto biennale, dichiarò di ispirarsi a Batistuta (un nome che dalle parti del capoluogo toscano evoca sempre ricordi indissolubili…), promise di riportare la squadra in Europa con i suoi gol e, come se non bastasse, scelse anche di indossare la maglia numero 10 che in precedenza fu di Adrian Mutu e prima ancora di campioni del calibro di Rui Costa, Baggio ed Antognoni.

Silva, purtroppo, non era neanche lontanamente paragonabile al rumeno (e figuriamoci agli altri numeri 10 della storia viola…) ed in breve tempo se ne accorsero tutti. Se ne resero conto Sinisa Mihajlovic e Delio Rossi, che lo schierarono in campo solo in 13 occasioni, ed anche i tifosi, che iniziarono a nutrire seri dubbi ed a ironizzare sulle reali qualità dell’uruguaiano. Lento, impacciato, quasi sempre estraneo alle trame offensive imbastite dai compagni e sopratutto incapace di esprimersi, in zona gol, sui livelli che lo avevano reso celebre in patria. I mesi passavano, la Fiorentina arrancava, El Tanque non segnava (salvo che in occasione della vittoria casalinga contro la Roma) e per la società gigliata non c’era più tempo: biglietto di sola andata per Buenos Aires, grazie e tanti saluti.

Si concluse così l’avventura fiorentina di Santiago Silva… Profeta in patria che, alla veneranda età (calcisticamente parlando) di 37 anni, continua, ironia della sorte, a giocare e segnare in Sud America.

Gianmarco Biagioni

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