Un’ora di ritardo in sala stampa, non si vedeva dai tempi di Batistuta (dove le ore, spesso, erano due… per chi resisteva). A quel punto ci siamo chiesti: vuoi vedere che c’è la sorpresa? 1) Annunciano il rinnovo di Federico Chiesa. 2) Annunciano la cessione di Federico Chiesa (ma in questo caso sembrava strana l’assenza del protagonista). 3) Annunciano l’ufficialità di Milan Badelj. 4) E perchè no? Annunciano l’ufficialità di Badelj, presente lo stesso Badelj. E così è stato. Esattamente alle ore 16 Milan Badelj entra (anzi, rientra) in sala stampa, saluta, stringe mani amiche e si mette a sedere. In mezzo a Joe Barone e Daniele Pradè. Le domande non tardano ad arrivare: perchè te ne sei andato? Perchè non sei rimasto? Ed il ricordo di Davide? La fascia? I tifosi? Milan aveva studiato, si era preparato, ed ha risposto. In sintesi ha detto che nessuno lo voleva trattenere (stoccata a Corvino), ma che la scelta di andarsene è stata sua. E solo sua. Che la fascia deve (e sottolineo DEVE) rimanere al braccio di Pezzella. Che il ricordo di Davide Astori ha contato, ma che non è giusto accostare una scelta professionale ad un ricordo così importante, e così privato. Che dovrà riconquistare la fiducia dei tifosi. Che anche lui, fosse stato un tifoso viola, sarebbe stato infastidito dalla sua scelta di lasciare Firenze e la Fiorentina. Che nei suoi confronti avrebbe dei dubbi, tanti dubbi. E che il suo compito è di riconquistare la fiducia dei tifosi. Due considerazioni a margine: Milan Badelj, oggi in sala stampa, ha probabilmente disputato la sua miglior partita con la maglia viola. Umile, determinato, consapevole, sorridente ma non troppo, perfettamente compenetrato nella parte di quello che… ha avuto una magnifica seconda possibilità. E che però, la deve saper sfruttare. Che la partita non è vinta, che è appena cominciata. Per questo abbiamo titolato: buona la prima, ma anche la seconda. Buona la prima esperienza in riva all’Arno (2012-2016), e buona la partenza della seconda. Almeno a parole. Buona la prima frase sulla fascia di capitano (che resterà di German Pezzella), buonissima la seconda sul mea culpa di andare alla Lazio: nessuna scusa, nessun giro di parole, è stata tutta farina del suo sacco. E che ora tocca a lui. Solo a lui. Applausi.

  • L’UNIONE FA LA FORZA: la proposta è partita da Daniele Pradè, che non perde occasione per rimarcare il bisogno di amicizia, di unione, di gruppo. A fine conferenza stampa, terminate le foto di rito, ha chiamato tutti a se ed ha messo una mano sopra l’altra… invitando Joe Barone e Milan Badelj a fare lo stesso. Ne è venuta fuori la foto che vedete, e non è un caso: è una voglia, una strategia, una convinzione che nasce dall’esperienza. Daniele Pradè nasce a Roma, nella Roma di Sensi, nella Roma di Totti, De Rossi, Bruno Conti, del padre di De Rossi. Tutta gente romanista, romana e romanista. Ecco, oggi Daniele Pradè cerca di fare lo stesso a Firenze: Antognoni, Dainelli, Donadel, Aquilani, Milan Badelj, e chissà chi altro… Tutta gente non fiorentina, però gente innamorata della Fiorentina. Che ha già lavorato (bene)a Firenze e conosce i fiorentini. Insomma, insieme è meglio. E Commisso docet, che mette la famiglia (la sua e quella viola) al primo posto. Rocco, grazie assai.