La Fiorentina, con il cambio di stagione, si è appassita. Come una foglia che, pian piano, plana verso l’asfalto. Non è un crollo ma, nella sostanza, poco cambia. Perché nel calcio di oggi non perdere è importante, ma è altrettanto vero che pareggiare serve a poco.

E così, 1-1 dopo 1-1, i viola si ritrovano al nono posto. A braccetto col Toro, superati dall’Atalanta, agganciati dal Parma, e lontani due punti dalla sesta piazza che vale l’Europa.

Una frenata evidente quella della Fiorentina e i dati, in questo senso, non lasciano spazio alle interpretazioni. Dopo le prime 7 giornate i viola avevano 13 punti, erano terzi in classifica, seppur in coabitazione con Inter e Sassuolo, e viaggiavano alla media di 1,85 punti a partita. E proprio quel settimo turno segna lo spartiacque tra l’avvio super e l’andamento lento di oggi. Quel giorno infatti, era il 30 settembre, al Franchi arrivò l’Atalanta. Finì 2-0 e,in quel momento, i nerazzurri erano staccati di ben sette punti. Un abisso, in teoria.

Peccato che da quel momento la Fiorentina non abbia più vinto collezionando, invece, una sconfitta e quattro 1-1 con Cagliari, Torino, Roma e Frosinone. E così, il prezioso «tesoretto» accumulato in avvio, è stato dilapidato.

Nelle ultime cinque partite infatti, la «mini classifica» recita: Atalanta 12 punti, Torino 8, Sampdoria 7, Sassuolo 6, Fiorentina 4. Gli stessi, tanto per farsi un’idea, di Spal ed Empoli. Soltanto Chievo, Udinese e Frosinone, nello stesso arco di tempo, hanno fatto peggio. La formazione di Pioli, tanto per intendersi, da un mese e mezzo abbondante viaggia ad un ritmo da retrocessione. E non è (soltanto) una questione di numeri. A preoccupare infatti è il ripetersi degli errori e l’apparente incapacità di correggere i difetti.

Evidenti, e costanti. Le trasferte, per esempio. Sei gare fuori casa, nessun successo, e la miseria di tre punti raccolti frutto dei pareggi con Sampdoria, Torino e Frosinone. Anche in questo caso (la Fiorentina è diciassettesima per rendimento esterno) si tratta di un passo da squadra in lotta per la salvezza.

E poi ancora. L’incapacità di gestire le partite. È successo negli ultimi quattro 1-1, ma era già successo a Genova, contro la Samp. Fanno, in totale, 10 punti persi da situazione di vantaggio. E meno male che la difesa (10 gol subiti, solo la Juve ha fatto meglio) tiene. Per tornare a vincere, però, serve l’attacco. Un reparto che produce poco

«Insieme, tutto è possibile», ha scritto ieri Pezzella su Instagram. È, il capitano, uno dei pochi a non esser mai calato. La speranza, ora, è che tutti i compagni ne seguano l’esempio.

Corriere fiorentino