CR7 attacca Jorge Jesus: "Ha mancato più volte alla parola data, ma ho sbagliato ad andarmene"

Il fuoriclasse portoghese ricostruisce l’intera vicenda, in una lunga lettera accusa Jorge Jesus ma si scusa con compagni e tifosi

06 ottobre 2026 23:52
CR7 attacca Jorge Jesus: "Ha mancato più volte alla parola data, ma ho sbagliato ad andarmene" -
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Cristiano Ronaldo rompe il silenzio - in merito al caso accaduto durante il ritiro con il Portogallo - e affida a un lungo comunicato stampa il suo pensiero sul commissario tecnico Jorge Jesus e su quanto successo in questi giorni nella sosta dedicata alle Nazionali e alle sfide di Nations League.

Il fuoriclasse lusitano su quanto accaduto prima, durante e dopo la partita contro la Norvegia e punta il dito contro il proprio CT, accusandolo di non aver mantenuto la parola data, oltre a scusarsi con i suoi compagni e con la Nazione, dicendo di essere pronto a tornare solamente una volta che la squalifica che gli verrà inflitta sarà terminata.

Di seguito, tutte le sue dichiarazioni.

UNA LETTERA PRONTA

"Come promesso, ho deciso di raccontare, in prima persona e in modo diretto, le circostanze che hanno caratterizzato l’ultimo ritiro della Nazionale.

Dopo i Mondiali del 2026 avevo preparato una lettera ai portoghesi, che conservo ancora, con le parole che vorrei rivolgere loro quando lascerò definitivamente la nostra squadra.

Al termine della competizione, proprio durante il volo di ritorno dagli Stati Uniti, il presidente della Federazione mi ha chiesto e ha insistito affinché riflettessi sulla decisione di andarmene, perché la FPF voleva che continuassi".

UN PARERE SU JORGE JESUS

“Subito dopo mi ha chiesto di esprimere la mia opinione sul nome dell’attuale commissario tecnico, che stava valutando insieme ad altri nomi che non mi ha rivelato.

Ho risposto al presidente della Federazione che, a mio parere, sarebbe stata la scelta giusta.

Per questo, il giorno in cui l’attuale allenatore della nazionale è stato presentato, mi sono sentito sinceramente felice di quella scelta. Era la scelta giusta, come stanno dimostrando i risultati".

IL PRIMO INCONTRO E IL PATTO

“Pochi giorni dopo ho ricevuto un primo contatto dal nuovo allenatore della nazionale, che mi diceva di volermi incontrare di persona. Ho accettato e abbiamo fissato l’appuntamento per la fine delle mie vacanze.

Ci siamo incontrati alla Cidade do Futebol, dove la mia squadra stava svolgendo il ritiro pre-campionato.

Quel giorno il commissario tecnico mi disse che contava su di me e che la mia presenza era fondamentale per il suo progetto. Mi presentò, proprio lì, un piano per il mio coinvolgimento. Mi disse che avrei giocato la prima e l’ultima partita e che, per motivi di gestione fisica, avrebbe sempre effettuato da tre a quattro sostituzioni a partita.

A quel punto mi ha prospettato l’ipotesi di non partire con la Nazionale per la Norvegia e la Danimarca. Mi ha proposto di giocare la prima partita e di restare in Portogallo, per poi ricongiungermi alla squadra prima della partita al Dragão.

Ho rifiutato immediatamente questa proposta. Mi sembrava evidente che non potessi accettarla. Non sarebbe stato giusto perché non avrei giocato le partite all’estero e avrei smesso di essere il capitano della nostra squadra. Quel privilegio di restare in Portogallo non sarebbe stato un buon esempio.

Il commissario tecnico alla fine si è detto d’accordo con la mia analisi.

A questa conversazione ha assistito Simão Coutinho, direttore sportivo dell’Al Nassr, persona alla quale l’attuale allenatore faceva riferimento durante tutta la scorsa stagione e uno dei responsabili del suo ingaggio da parte del club nel 2025.

Alla vigilia dell’inizio del ritiro, l’allenatore si è recato a casa mia, a Lisbona, per avere un nuovo colloquio con me, su sua richiesta. La conversazione è stata serena e tutti i principi concordati ad agosto sono stati mantenuti”.

LA RICHIESTA E IL CASUS BELLI

“Ho giocato la partita ad Alvalade e, nonostante sia stato sostituito, non ho sollevato alcuna obiezione. Ho messo io stesso la fascia da capitano a Bruno Fernandes, senza immaginare minimamente che potessi stare muovendo i miei ultimi passi, come atleta e capitano della Nazionale. L’aspetto importante di quella giornata, per me, è stata la nostra vittoria. Vincere è sempre bello, in Portogallo e per il mio Paese, ancora di più.

All’ora di pranzo del giorno della partita in Norvegia, un assistente del commissario tecnico si è avvicinato al tavolo dove il gruppo stava pranzando e mi ha informato che il commissario tecnico voleva parlarmi. Con mia grande sorpresa, il commissario tecnico mi ha chiesto se fossi disposto a giocare 30 minuti. Ero totalmente concentrato sul mio recupero fisico, integrato con i miei compagni come sempre e convinto che quel giorno non avrei giocato. Nessun problema.

Questa richiesta era un po’ fuori dal mio programma di recupero fisico e di allenamento – dato che avrei giocato solo il 4 al Dragão – ma ovviamente ho detto di sì. Mi ha risposto che allora dovevo tenermi pronto perché avrei giocato 30 minuti. Il resto lo sapete tutti. Mi sono riscaldato fin dall’intervallo, ho visto passare i minuti e non sono stato chiamato.

Il commissario tecnico non aveva mantenuto la parola data.

Alla fine della partita volevo solo che tutto finisse con la vittoria e rimanere da solo. Non sono andato a salutare i tifosi. Un errore di cui sono l’unico responsabile e che non avrebbe dovuto verificarsi. Chiedo scusa ai portoghesi che ci hanno sostenuto con grande fervore, chiedo scusa ai tifosi e chiedo scusa a coloro che, pur non essendo portoghesi, potrebbero essersi recati lì per vedermi e che io potrei aver deluso".

L'ACCORDO

“Dopo 48 ore abbiamo avuto una conversazione, io, il commissario tecnico e Simão Coutinho, dato che era stato lui a seguire le nostre discussioni di agosto.

È stato un momento intenso, molto schietto, senza alcun tipo di filtro.

Eravamo d’accordo sul fatto che ci fosse un solo modo per chiudere questa “vicenda”: che il commissario tecnico ripetesse ciò che mi aveva appena detto in privato, alla presenza di Simão Coutinho, ma questa volta in sala stampa.

L’accordo era semplice: il commissario tecnico avrebbe aperto la conferenza stampa affrontando questo argomento, cercando di chiudere la questione dicendo la verità. Avrebbe detto che non avevo mai chiesto di giocare nemmeno un minuto, che era stato lui e nessun altro a propormi il programma per questo ritiro e che era stato un errore farmi riscaldare per poi non farmi entrare in campo e che se fosse successo di nuovo non l’avrebbe fatto.

Abbiamo concluso quell’incontro con il commissario tecnico che mi ha chiesto un abbraccio, promettendomi che avrebbe detto in conferenza ciò che mi aveva appena detto e che la questione era ormai superata. Non avrei giocato in Danimarca e avrei disputato la partita al Dragão. Tutto questo alla presenza di Simão Coutinho, come sempre.

Su richiesta del commissario tecnico, si è poi tenuta una riunione in videoconferenza tra lui stesso, Simão Coutinho e Tiago Craveiro, in cui è stato riassunto ciò di cui avevamo parlato.

È stato redatto un breve documento che io stesso ho approvato e che, a mia conoscenza, è stato consegnato al commissario tecnico, proprio come lui aveva richiesto”.

I PUNTI ACCORDATI

La conferenza è stata quella che si sa: l’atteggiamento non ha avuto nulla a che vedere con il nostro incontro; ho sentito espressioni e un’aggressività che ritengo immeritate, un atteggiamento del tipo «voglio, posso e comando» che non mi aveva mai manifestato, né da vicino né da lontano, in privato, il giorno prima.

Le note che ho approvato erano le seguenti:

'Ritengo importante, anche perché è la verità, chiarire alcune cose prima di parlare della Danimarca:

1. Sono stato io stesso, senza l’intervento di nessun altro, a proporre a Cristiano un piano per lui, per questa stagione sportiva, nella Nazionale. È stata una conversazione lunga e molto positiva.
2. So quanto lui viva e ami la Nazionale e quale peso essa abbia nel mondo, ma soprattutto quale peso e quale influenza positiva lui abbia avuto sulla Nazionale negli ultimi 24 anni consecutivi.
3. Il piano che ho proposto a Cristiano è stato accettato.
4. Non ha mai messo in discussione le mie scelte. Si è dimostrato esemplare, leale e professionale.
5. Nel piano che avevo tracciato per lui non era prevista la partita contro la Norvegia. Tuttavia, ho avuto la sensazione che si fosse ripreso fisicamente dalla prima partita e gli ho fatto sapere che avrei potuto schierarlo. Cristiano era d’accordo.
6. Ho sbagliato a far riscaldare un giocatore del calibro di Pelé o Maradona per poi non schierarlo in campo. Se fosse oggi, non lo farei.
7. Per chiudere l’argomento: voglio Cristiano nella Nazionale. Anzi, non lo voglio solo un po’, lo voglio tantissimo. Fortunatamente anche lui crede in me. Ha creduto nell’Al Nassr e ci crede anche qui.
8. Sul fatto di non aver salutato i tifosi. Ne abbiamo già parlato. Chi gioca più di 230 partite con la Nazionale non riceve da me lezioni di amore per il Portogallo. È stato un momento di frustrazione che non cancella nulla. È il giocatore che firma più autografi, che scatta più selfie, che coccola di più i tifosi. Non inventiamo problemi dove non ce ne sono. Quando non siamo contenti reagiamo. Tutto qui'.

In nessuna di queste note, quindi, si diceva che il commissario tecnico mi avesse minimamente chiesto scusa.

Era la seconda volta che non manteneva la parola data".

L'ABBANDONO DEL RITIRO

“Ho deciso di abbandonare il ritiro senza aspettare un’altra violazione della parola data. Per me la verità è ancora la cosa più importante nei rapporti tra le persone. Per quanto possa far male, che mi dicano la verità.

Del resto, in una conversazione che ho avuto con il presidente della FPF e con il commissario tecnico la mattina stessa della conferenza stampa – cosa che possono sicuramente confermare –, ho ribadito che se non mi volevano lì, me lo dicessero. Bastava che fossero sinceri con me. L’avrei accettato e ho promesso che avremmo preparato qualcosa di bello, come sogno che si avveri, e nessuno si sarebbe arrabbiato.

Me lo ricordo come se fosse oggi. Mi hanno risposto all’unisono di no. Che il mio posto era nella Nazionale.

In quasi 25 anni di carriera non mi sono mai, in nessun momento, intromesso in alcuna decisione tecnica o tattica di alcun allenatore o commissario tecnico. Accetto, nel bene e nel male, ciò che mi viene proposto di fare. Rispetto la decisione e quando non mantengono la parola data, sento che il mio posto non è lì".

LE SCUSE

“Devo anche delle scuse ai miei compagni di Nazionale per aver abbandonato il ritiro. Nonostante l’assoluta mancanza di fiducia nella parola del commissario tecnico, come potrà testimoniare chiunque abbia assistito a queste conversazioni, non avrei dovuto farlo. La responsabilità è esclusivamente mia.

Chiedo scusa ancora una volta ai portoghesi, ma per me non mantenere la parola data ha un impatto determinante. Ho sentito che, da quel momento in poi, la mia permanenza avrebbe solo danneggiato il gruppo di lavoro e ho fatto ciò che avevo sempre detto che avrei fatto se non mi fossi sentito utile: ho fatto le valigie e me ne sono andato".

LE CONSEGUENZE E LA DISPONIBILITA' A TORNARE

“La conseguenza di questo mio gesto deve essere valutata e punita dalla Federazione Portoghese di Calcio. Ritengo che la punizione non debba avere circostanze attenuanti. Non sono un giocatore qualsiasi, sono il capitano della squadra e questo costituisce un’aggravante. Ho già chiesto scusa, ma so che i comportamenti devono avere delle conseguenze. Chi è nel mondo del calcio come me sa che, indipendentemente dallo status di ciascuno, le regole sono uguali per tutti.

A questo proposito, ho sentito parlare molto di partite d’addio, del fatto che dovrei avere un addio dignitoso e che la Federazione voglia darmi questa opportunità.

Ho imparato nella vita, spesso affamato e senza nulla da mangiare, che nessuno regala nulla a nessuno. Posso promettere a tutti i miei tifosi, naturalmente, e in particolare a tutti i portoghesi, che faremo una o più partite d’addio; ci sarà tempo per questo.

Ma quando penso alla Nazionale, quello a cui penso davvero è competere. È proprio a questo che ho pensato il giorno in cui mi hanno dato la notizia della morte di mio padre. Ero in ritiro con la nostra Nazionale e lì ho deciso di restare fino alla fine della partita del giorno successivo. Per il mio Paese ho fatto ciò che non avrei mai fatto per nessun club.

Pertanto, se sarò in buona forma fisica, se giocherò nella mia squadra – sperando di segnare qualche goal – al termine della squalifica che mi verrà inflitta, sarò disponibile, come lo sono sempre stato fino ad oggi, a competere e a vincere per la nostra Nazionale.

Questa è, credetemi, la più pura delle verità.

Cristiano Ronaldo

6 ottobre 2026".

Lo riporta calciomercato.com