Corriere Fiorentino suona la sveglia alla Fiorentina: “Negli ultimi 7 anni solo ottava per punti in A”
La Fiorentina è nel limbo, serve uno scatto per evitare l’anonimato
Quarantadue punti in 38 giornate e 15° posto finale sono risultati che non possono non lasciare in dote un senso di smarrimento. Dietro i numeri della Fiorentina, infatti, c’è una realtà più complessa, acuita dal recente rendimento della squadra viola ma anche dal contesto di una serie A mai così frammentata e precaria nelle sue posizioni di vertice.
Se è vero che nell’era Commisso i viola avevano già fatto registrare un punteggio inferiore (i 40 punti del 2020-21), mai la squadra era scivolata così in basso in classifica al triplice fischio stagionale. Questi due dati, così, rappresentano lo specchio di una Fiorentina ancora alla ricerca di una propria (ri)definizione. Sotto la proprietà italo-americana il club viola non è mai andato oltre il sesto posto e i 65 punti dello scorso anno, per un totale di 374 in sette campionati, gli stessi del Bologna e che valgono l’ottava posizione pari merito dal 2019-20: nelle ultime sette edizioni della serie A hanno ottenuto un risultato migliore Inter (591), Napoli (519), Milan (509), Juventus (503), Atalanta (481), Lazio (464) e Roma (463). La Fiorentina è così distante 89 punti dal settimo posto, un gap superiore rispetto al vantaggio accumulato su squadre come Torino (-52) e Udinese (-65).
In tale sequenza la Fiorentina viaggia a una media di 53,4 punti a stagione, per un piazzamento medio che vede i viola tra il nono e il decimo posto (9,57). Numeri che, se confrontati con l’era Della Valle, sono tutti in peggioramento. Considerando i punti ottenuti sul campo dal 2004-05 al 2018-19 la Fiorentina è sesta: solo Juventus (1.163), Inter (1.069), Roma (1.060), Milan (978) e Lazio (879) hanno raccolto più degli 873 punti viola. Il Napoli, a quota 843, paga l’approdo in serie A solo nel 2007-08, ma può chiaramente vantare una media punti superiore. Sotto quest’ultima ottica la Fiorentina targata Della Valle ha fatto registrare 58,2 punti a campionato (4,8 in più di quella dei Commisso) e un piazzamento medio sul campo poco sopra l’ottavo posto (7,73). E dire che, tra i 15 anni di A dei Della Valle e i 7 dei Commisso, le evoluzioni e trasformazioni nel mondo del calcio non sono state poche, basti pensare al passaggio dalle 64 qualificate tra Champions ed Europa League alle attuali 108 in tre competizioni, allargando il lotto delle partecipanti anche italiane.
Non meno rinnovata è stata la geografia del pallone. Realtà come Atalanta (dal 2004 al 2019 per due stagioni in serie B e prima dell’avvento di Gasperini solo due volte su nove campionati di A in top-10) e Bologna (quattro campionati su 15 in B e solo due volte su undici in top-10 in A) non erano ai piani alti del calcio, mentre oggi, come dimostrato da un decennio dalla stessa Atalanta e poi nell’ultimo biennio anche dai rossoblu, l’Europa ha aperto le proprie porte a nuove realtà, a cui aggiungere il Como capace in due anni di A di agguantare la (ricchissima) Champions League, senza dimenticare i due scudetti vinti dal 2023 dal Napoli.
È proprio in questa nuova «geografia liquida» che la Fiorentina è chiamata a ritrovare la propria bussola, in un’era in cui nuovi modelli, dentro e fuori dal campo, hanno azzerato le gerarchie preesistenti. E così in ballo non vi è solo il confronto con il recente passato, ma anche la capacità di reagire a uno scenario mai così movimentato: il 15° posto ottenuto, insomma, non può che suonare come l’ultimo e definitivo campanello d’allarme per evitare un ridimensionamento ancor più profondo. Lo scrive il Corriere Fiorentino.