Corriere Fiorentino: gli imprenditori italiani non investono più nel calcio e i Della Valle guardano all’estero

Il mercato italiano del pallone oggi non è appetibile come un tempo e l’ipotesi che si possano fare avanti investitori italiani resta una specie di chimera

Non è solo una questione di prezzo. Basti pensare alla latitanza di «fiorentini veri» anche quando si trattava di ricostruire sì dalle ceneri di un fallimento, ma senza investimenti iniziali che non fossero quelli di puro funzionamento. Ebbene, nel 2002 la situazione generale del calcio italiano era assai più solida di adesso. Quell’anno il fatturato della Serie A era soltanto del 17% inferiore a quello della Premier League (oggi è ridotto alla metà), Bundesliga e Liga erano lontane, il campionato spagnolo rischiava addirittura di affondare fra i debiti. Ma già allora gli imprenditori italiani cominciavano a tenersi alla larga dal calcio. Basti pensare che nel XXI secolo solo un club di Serie A è stato acquisito da italiani con passaggio di denaro: il Cagliari ceduto da Cellino a Giulini. Le altre società che hanno cambiato proprietà o sono finite in mani straniere (Roma, Milan, Inter, Bologna) o sono state rilevate dopo un fallimento (il Napoli da De Laurentiis, la Lazio da Lotito, il Torino da Cairo, oltre alla Fiorentina) o sono state regalate (la Sampdoria da Garrone a Ferrero). E fra tutti questi, anche importanti, imprenditori italiani entrati nel calcio «gratis», gli unici che poi ci hanno rimesso soldi veri sono i Della Valle (ovviamente resta da stabilire se per semplice generosità o per imperizia pallonara, ma questo è un altro discorso).
L’ipotesi quindi che si possano fare avanti investitori italiani resta una specie di chimera. Meglio guardare all’estero. Cosa che peraltro i fratelli Tod’s stanno facendo da un po’ di tempo. Finora senza risultati.

Il mercato italiano del pallone oggi non è appetibile. Non ingannino le recenti vicende di Inter e Milan. (…) La Fiorentina ha un numero insufficiente di fans (i fans nel mondo li fanno i risultati o i giocatori copertina) e partecipa a un campionato oggi privo di appeal internazionale. Gli stadi sono quelli che sono, gli squilibri esagerati, lo spettacolo ne soffre, la Lega non esiste e neppure le televisioni italiane sono più disposte a spendere troppo per averlo. Meglio tenerseli stretti allora i Della Valle. E magari tenersi pure stretti almeno alcuni dei giocatori rimasti conosciuti anche fuori dai nostri confini, perché comunque è più semplice vendere una discreta squadra di calcio che non un asilo d’infanzia per calciatori in erba, per quanto promettenti.

Fonte: Corriere Fiorentino

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