Che la partita contro l’Inter sia stata pessima, penso sia chiaro a tutti. Il 3-0 parla chiaro e le occasioni che i neroazzurri hanno creato sono la riprova della superiorità e del distacco che ora c’è tra la Fiorentina e tutte le altre “striciate”. A mio modesto avviso però, non è tutto da buttare quello che abbiamo visto ieri. Tralasciando la difesa che vede in Sportiello la sua unica nota positiva (nonostante il pesante passivo), quel che si è visto in fase di possesso e in fase offensiva lascia ben sperare per il futuro. I 4 d’attacco composti da Benassi (unico sotto tono perché, a mio parere, fuori ruolo) Eysseric, Dias dietro Simeone unica punta sono tutti arrivati da una decina di giorni e pensare che si conoscano già alla perfezione sembra impensabile. La novità più bella è il francese ex Nizza che illumina tutte le volte che tocca palla e ad ora sembra l’unico capace di mettere l’uomo in condizione di segnare grazie ad una buona tecnica e a un’ottima visione di gioco. Il portoghese  invece, arrivato da poco più di 3 giorni, è stato subito chiamato in causa per sostituire lo squalificato Chiesa. La mia analisi su di lui è chiara: non velocissimo, grandissima tecnica, tanta qualità e molta voglia di mettersi in gioco. Oltre ai tre tunnel rifilati a Nagatomo (che ai punti contano meno di zero ma che comunque qualcosa lasciano intravedere) mi ha colpito molto quando nel secondo tempo, dopo una palla persa, è subito tornato a difendere al limite della propria area.  Il suo unico difetto, a ora, sembra quello “Vargassiano” di non saper usare minimamente il destro. Infine c’è Simeone che da solo si è sbattuto come un leone e si è creato un paio di ottime palle da gol. Di lui hanno stupito la famosa “garra” argentina, la voglia di spaccare il mondo e l’elevazione sui colpi di testa, che in più occasioni ha messo in difficoltà un’ottima difesa come quella dell’Inter.

Voglio poi ricordare che mancavano Badelj, Saponara e soprattutto Chiesa, giocatori indispensabili a questa squadra che possono davvero far fare il salto di qualità.

Era la prima di campionato, a Milano, contro l’Inter, con sette undicesimi  nuovi e giovani. Non c’è da disperarsi, vedremo un buon campionato.

Matteo Fabiani

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