Cecchi: "Dodo e Gudmundsson hanno finito il loro tempo a Firenze, serve gente fiera di vestire la maglia viola"

Le parole di Stefano Cecchi che analizza i pezzi pregiati della squadra viola che potrebbero essere sacrificati per finanziare il mercato

04 giugno 2026 16:37
Cecchi: "Dodo e Gudmundsson hanno finito il loro tempo a Firenze, serve gente fiera di vestire la maglia viola" -
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Ospite de Il Pentasport di Radio Bruno, il giornalista Stefano Cecchi ha parlato dell'imminente insediamento di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina e di altri temi legati al mondo viola

Sull'asse Fiorentina-Sassuolo:
"Non ho particolari riserve su Fabio Grosso. Anche Paolo Vanoli ha svolto un buon lavoro, così come Grosso nelle sue esperienze. In questo momento, però, c'era bisogno di una figura nuova, capace di trasmettere un messaggio diverso e di rappresentare concretamente un nuovo inizio. Per questo motivo, Grosso mi sembrava la scelta più logica per dare il senso di una ripartenza. Volpato rappresenterebbe una scommessa interessante, ma se dovessi scegliere dei profili dal Sassuolo punterei soprattutto sui due difensori centrali o su Berardi. Gli altri sono giocatori validi, ma difficilmente garantirebbero quel salto di qualità necessario. Laurienté, ad esempio, ha caratteristiche simili a Solomon: alterna prestazioni molto positive ad altre in cui incide poco. Inoltre, il calcio proposto da Grosso mi sembra più vicino a quello di Palladino. Kean nell'ultima stagione ha pagato soprattutto la mancanza di un contesto favorevole attorno a sé. Dal punto di vista tecnico, però, lo considero superiore sia a Pinamonti sia a Nzola."

Sul mercato:
"Paratici dovrà essere bravo a ricostruire la rosa, soprattutto sul piano umano. Sono convinto che alcuni giocatori, lontano da Firenze, faranno bene il prossimo anno: due esempi su tutti sono Dodò e Gudmundsson. Parliamo di due calciatori di buon livello che però, a Firenze, hanno ormai finito il loro tempo. Il prossimo anno voglio vedere in campo elementi fieri di vestire la maglia viola. La differenza con Moise Kean è che lui appare distante a prescindere: non potrà mai essere il collante di una squadra, ed è stato distaccato dallo spogliatoio anche nella scorsa stagione. Probabilmente non gli interessano i colori che indossa, ma lo fa soltanto perché è un lavoro che gli permette di guadagnare. Kean, però, in campo non tradisce e non vive di emozioni. L'anno scorso non era un uomo squadra, eppure segnava ogni partita. Questo dimostra che non deve essere un leader carismatico, ma solo tecnico. Per la Fiorentina questo non è un problema, anzi, sul piano tecnico è una certezza."