Una partita folle che, con gli spaventi del caso, ha saputo riscaldare una gelida ed insolita serata di fine aprile lasciando acceso un flebile lumicino di speranza per quanto riguarda la corsa all’Europa. Un’altalena di emozioni che ha avuto come sfondo una notte surreale, con un “Franchi” tristemente e comprensibilmente silenzioso per commemorare la scomparsa dell’amico Ficini.

Tuttavia ancora più surreale è stato ciò che è andato in scena nel post partita. Il protagonista, neanche a dirlo, è l’allenatore della Fiorentina al quale l’attacco febbrile, che lo ha confinato in panchina per tutto l’arco dei 90 minuti, ha probabilmente fatto perdere la percezione della realtà.

Paulo Sousa infatti si presenta in conferenza stampa con i nervi a fior di pelle, e già questo sembra alquanto incomprensibile al termine di una partita che, pur avendo messo in evidenza per l’ennesima volta tutte le lacune della Viola (sopratutto per quanto riguarda la fase difensiva anche stasera fin troppo approssimativa), ha comunque portato in dote tre punti contro una diretta concorrente.

In ogni caso il punto apicale viene toccato nel momento in cui il portoghese si prodiga in un improbabile preambolo con cui cerca di ricacciare all’indietro le presunte minacce che, a detta sua, una parte della stampa fiorentina gli avrebbe attribuito.

Come se ciò non bastasse il lusitano rispedisce bruscamente al mittente anche una serie di domande, in particolare una inerente ai tafferugli che nella notte di Lisbona sono costati la vita ad un tifoso viola ed un’altra circa il motivo per il quale abbia trascorso l’intera gara seduto in panchina anziché incitare la squadra da vicino, ribadendo la sua volontà di “parlare solo di calcio”.

Un atteggiamento sempre più indisponente, arrogante ed ostile, quasi ai limiti della maleducazione, che, a tratti, è sembrato sfuggire anche al controllo dell’ufficio stampa, chiamato a svolgere il complicato ruolo di tramite fra i due lati della barricata.

Un comportamento principalmente finalizzato ad eludere ogni possibile riflessione circa il suo futuro che, a questo punto, pare a tutti gli effetti già scritto. E allora animo Paulo, solo altre cinque giornate e poi sarà tutto finito.

Gianmarco Biagioni

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