Questo ciò che scrive questa mattina il giornalista Angelo Giorgetti sulla Nazione riguardo la persona di Davide Astori:

“Era interessante parlare con Davide, un non-calciatore nel cervello, lui che scansava le frasi fatte e gli approdi semplici per andare diritto laddove gli altri fiutavano il pericolo di rappresaglie, o di multe, perché la società avrebbe potuto non gradire. Lui, in termini tecnici, se ne fregava: «Serve un nucleo forte formato da italiani, un gruppo intorno al quale costruire lo spirito di squadra».

«Noi calciatori italiani viviamo il calcio nello stesso modo tutti i giorni, gli stranieri hanno un approccio diverso. Tante lingue arricchiscono lo spogliatoio, ma l’unità è importante». Fino all’ultima, recentissima uscita dopo la visita di ADV nel ritiro di Bologna: «Ho detto al presidente che la presenza dei Della Valle per noi non è un optional».

Diretto, sincero. Anche troppo? Mai. Nessuno aveva il coraggio di rinfacciare a quel giovane così schietto uscite ‘politicamente’ fuori dalle righe. Un uomo che amava Firenze. Un giocatore della nazionale che è rimasto nell’anno della smazzata quando tutti i più forti se ne sono andati. Gli amici di Davide raccontano che i genitori di Astori erano felicissimi, la madre in particolare, perché niente è più bello che sapere il proprio figlio contento: Davide amava la Fiorentina, non era mai stato sereno come ora perché intravedeva la possibilità di ricostruire qualcosa ripartendo dal ‘nucleo forte’ che gli stava a cuore.

Concetto amatissimo. Si sentiva apprezzato, seguito dai compagni e rispettato dalla società. Aveva accettato di ridiscutere il rinnovo senza aumento d’ingaggio caso unico, nonostante il suo status di nazionale. Se potesse ascoltarci, e siamo sicuri che in qualche modo ci riuscirà, Davide sarebbe orgoglioso di quanto sta riuscendo a fare: riunire Firenze.

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